L’opuscolo offre una panoramica sul dibattito in corso sugli OGM. Lo studio del DNA (materiale genetico ereditario presente in tutte le cellule) ha permesso, negli ultimi decenni, da un lato di identificare nei geni le regioni portatrici delle caratteristiche di interesse, dall’altro di mettere a punto delle tecniche (ingegneria genetica) in grado di trasferire un gene nel corredo genetico di un organismo diverso, ottenendo così un organismo geneticamente modificato. Numerose sono le applicazioni di queste nuove tecnologie a settori diversi quali quello medico (produzione di farmaci e vaccini), agricolo (ottenimento di piante in grado di fornire una maggiore resa e di resistere a patogeni, stress ambientali ed erbicidi), alimentare (miglioramento delle caratteristiche nutrizionale ed organolettiche dei cibi) ed ambientale (biorisanamento); tali applicazioni suscitano però alcuni interrogativi sui possibili rischi ambientali e sanitari che possono derivare dalla diffusione di OGM nell’ambiente e tra i prodotti destinati all’alimentazione umana.
Nel 2003 piante geneticamente modificate (in particolare soia, mais, cotone e colza) sono state coltivate principalmente in sei paesi: Stati Uniti, Argentina, Canada, Brasile, Cina e Sud Africa. L’introduzione anche in Europa di piante transgeniche ha reso necessaria l’emanazione, da parte della Commissione Europea, di normative volte a regolamentarne la sperimentazione, la coltivazione e l’immissione sul mercato. A partire dal 1996 la Comunità Europea ha autorizzato l’immissione in commercio e la coltivazione di 14 varietà transgeniche.
Presso il Dipartimento provinciale di Treviso L’ARPAV ha attivato una unità di laboratorio di Biologia Molecolare in grado di eseguire in maniera routinaria analisi di tipo qualitativo e quantitativo per la ricerca di OGM in matrici alimentari ed ambientali. Dal 2001 il laboratorio è accreditato SINAL per la ricerca di OGM in mais e soia secondo il metodo indicato dall’Istituto Superiore della Sanità.
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La realizzazione sul territorio veneto di uno dei progetti previsti nell’ambito del Programma Comunitario LEADER II - G.A.L. Patavino ha consentito di sviluppare una sperimentazione finalizzata alla valutazione dell’impatto ambientale determinato dalle tecniche di distribuzione dei fitofarmaci in frutticoltura (melo), integrandola con l'analisi delle componenti socio-economica e climatica dell’area interessata alla sperimentazione (Comprensorio di Castelbaldo - PD).
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