Il benzene (comunemente chiamato benzolo) è un idrocarburo che si presenta come un liquido volatile, capace cioè di evaporare rapidamente a temperatura ambiente, incolore e facilmente infiammabile. E’ il capostipite di una famiglia di composti organici che vengono definiti aromatici, per l’odore caratteristico. E' un componente naturale del petrolio (1-5% in volume) e dei suoi derivati di raffinazione.
Nell'atmosfera la sorgente più rilevante (oltre l'80%) di benzene è rappresentata dal traffico veicolare, principalmente dai gas di scarico dei veicoli alimentati a benzina, nei quali viene aggiunto al carburante (la cosiddetta benzina verde) come antidetonante, miscelato con altri idrocarburi (toluene, xilene, ecc.) in sostituzione del piombo tetraetile impiegato fino a qualche anno fa. In piccola parte il benzene proviene dalle emissioni che si verificano nei cicli di raffinazione, stoccaggio e distribuzione della benzina. Le concentrazioni più elevate si rilevano dunque in prossimità delle zone di intenso traffico e dei grandi parcheggi. Durante il rifornimento di carburante dei veicoli si liberano in aria quantità significative del tossico, con esposizione a rischio del personale addetto ai distributori. La guida di un veicolo nelle ore di traffico intenso comporta un assorbimento significativo che può raggiungere il 30% dell’assorbimento totale giornaliero. Le emissioni industriali, invece, sono responsabili di circa il 15% delle emissioni totali. Nell'industria il benzene ha trovato in passato largo impiego come solvente soprattutto a livello industriale e artigianale (produzione di calzature, stampa a rotocalco, ecc.), finchè la dimostrazione della sua tossicità e della sua capacità di indurre tumori ha portato nel 1963 ad una legge che ne limita drasticamente la concentrazione nei solventi. Per lo stesso motivo l’utilizzazione in cicli industriali aperti e nella produzione di prodotti di largo consumo (plastiche, resine, detergenti, pesticidi, farmaci, vernici, collanti, inchiostri e adesivi) è stata fortemente limitata ed è regolata da precise normative dell’Unione Europea. Nei prodotti finali il benzene si può ritrovare in quantità molto limitate, anch'esse regolate per legge. Attualmente viene impiegato soprattutto come materia prima per la chimica di sintesi di composti organici come fenolo, cicloesano, stirene e gomma in lavorazioni a ciclo chiuso. Solo in piccola parte si forma per cause naturali come gli incendi di boschi o di residui agricoli o le eruzioni vulcaniche. E’ presente in quantità significative nel fumo di sigaretta. L’assorbimento quotidiano nell'uomo in ambiente urbano viene valutato negli Stati Uniti in 320 µg, a cui vanno aggiunti 1800 µg nei soggetti fumatori e 50 µg per il fumo passivo.
Il benzene è facilmente assorbito quasi esclusivamente per inalazione, mentre è trascurabile la penetrazione attraverso il contatto cutaneo.
Si accumula nei tessuti ricchi di grasso (tessuto adiposo, midollo osseo, sangue e fegato), dove viene metabolizzato per essere poi rapidamente eliminato nelle urine e nell’aria espirata. Per esposizioni acute, anche di breve durata (possibili in passato negli ambienti di
lavoro o accidentalmente nelle condizioni attuali), si manifestano sintomi di depressione del sistema nervoso centrale (nausea, vertigini,
fino alla narcosi) e irritazione della pelle e delle mucose. L’esposizione cronica lavorativa alle concentrazioni presenti in passato era in grado
di esercitare un’azione tossica importante sul midollo osseo, provocando una progressiva diminuzione della produzione e immissione in
circolo delle cellule del sangue, sia dei globuli rossi che dei bianchi o delle piastrine. Sicuramente dimostrata la capacità cancerogena del
benzene, classificato dallo IARC (Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro) in classe 1 come cancerogeno certo per l’uomo. E’ stata
infatti accertata la capacità di causare leucemie acute e croniche, alle concentrazioni presenti in passato negli ambienti di lavoro, con un
rischio proporzionale alla dose cumulativa. L’effetto cancerogeno sembra essere legato, come per altre sostanze, all’azione di metaboliti
intermedi che si formano nell’organismo.
Alle concentrazioni di benzene presenti attualmente in ambiente urbano non sono stati osservati effetti tossici sulle cellule del sangue. Per
quanto riguarda il rischio cancerogeno, alcuni studi epidemiologici caso/controllo hanno dimostrato un rischio di leucemia
significativamente più elevato nei residenti in aree ad elevato traffico veicolare, in particolare nell’infanzia. I modelli previsionali per
valutare il rischio in base all’esposizione e stabilire limiti di concentrazione “accettabili” hanno il limite di essere stati estrapolati da modelli
dose/risposta elaborati sulla base di studi condotti su lavoratori industriali, sottoposti ad elevati livelli di esposizione. Va comunque ribadito
che per i cancerogeni non esistono limiti certi di sicurezza, vale a dire livelli soglia al di sotto dei quali vi sia la certezza che non si verifichi
un’aumentata probabilità di contrarre la malattia. Alle concentrazioni abitualmente rilevate nelle nostre città si può valutare che il rischio
cancerogeno aggiuntivo per milione di abitanti sia relativamente basso per un'esposizione media di 5 µg/m3. Tuttavia bisogna ricordare
che nella valutazione del rischio va considerata non solo la concentrazione di benzene in atmosfera, in considerazione del limitato tempo
di esposizione all’aperto, ma soprattutto l’esposizione in ambienti confinati (inquinamento indoor) responsabile di oltre il 50%
dell’assorbimento e l’introduzione con i cibi (intorno all’8%). L’esposizione è soggetta a significative variazioni in rapporto alle stagioni,
all’attività fisica all’aperto, alla residenza in prossimità di vie di grande traffico o di sorgenti puntiformi di benzene, ma soprattutto al fumo
di sigaretta, attivo e passivo. Questo comporta che l’inquinamento urbano rende conto da solo di meno della metà dell’effettivo rischio
cancerogeno stimato.
Trattandosi di un cancerogeno, il benzene è uno degli inquinanti atmosferici misurati con continuità nelle aree urbane. La quantità di benzene nell’aria può essere determinata attraverso campionatori per assorbimento e analizzatori che sfruttano diverse tecnologie. Sono attualmente disponibili sistemi di rilevazione automatici di tipo gascromatografico che misurano in modo continuativo la concentrazione di benzene, consentendo una rilevazione “in tempo reale”. Sono disponibili inoltre campionatori individuali passivi leggeri e poco ingombranti, che consentono una valutazione delle concentrazioni ambientali in singole situazioni all’aperto o in ambienti confinati (abitazioni o luoghi di lavoro) oltre alla misurazione dell’effettiva esposizione individuale, in genere superiore a quella rilevata attraverso la normale rete di monitoraggio ambientale. Questo tipo di misurazione si rivela particolarmente utile negli studi epidemiologici. Il benzene e i suoi metaboliti possono essere dosati nelle urine o nell’aria espirata dei soggetti esposti, al fine di stabilire con sicurezza la quantità effettivamente assorbita ed effettuare un accurato monitoraggio individuale.
La legge n. 413/97 ha stabilito che il contenuto di benzene nelle benzine non deve superare l'1% in volume.
Il Decreto del Ministero dell’Ambiente del 25 novembre 1994 identifica le aree urbane per le quali è obbligatorio il monitoraggio annuale
del benzene e stabilisce che la concentrazione media annuale rilevata in almeno tre differenti siti di monitoraggio, presenti in ciascun
ambito urbano, non debba superare i 10 µg/m3 (obiettivo di qualità) da calcolarsi su base annuale.
Con l’entrata in vigore del DM n. 60 del 2/04/2004 (recepimento della direttiva 2000/69/CE) il valore limite annuale di benzene accettabile
nelle aree urbane è stato ridotto a 5 µg/m3 ma tale livello potrà però essere raggiunto gradualmente solo entro il primo gennaio del 2010.
I Sindaci, qualora si verifichi il superamento dei limiti per il benzene in una o più aree del centro urbano possono adottare misture restrittive
nella circolazione dei veicoli.
Per l’industria, la legge 245/1963 vieta l’impiego di benzene nei solventi, se non in tracce inferiori al 2%.
L’ACGIH prescrive che negli ambienti di lavoro le concentrazioni di benzene non possano eccedere le 0,5 ppm (1,6 mg/m3) con un massimo
di 2,5 ppm (8 mg/m3) per esposizioni dell’ordine di 15 minuti. Agenzie governative americane prevedono limiti inferiori. In Italia non si è
ancora proceduto ad un abbassamento dei limiti, anche se in base al D.lgs 626/94, la benzina viene classificata come sostanza cancerogena
proprio per la presenza di benzene in misura superiore allo 0,1%. Nella tabella allegata sono riportati i limiti di legge previsti per il Benzene.
Le Agenzie ambientali, nazionale, regionali e della province autonome di Trento e Bolzano insieme al Comando dei Carabinieri Tutela
Ambiente (CCTA ex NOE) hanno le competenze in materia di controlli dell’aria ambientale e delle emissioni in atmosfera.
L’ARPAV, con i Dipartimenti Provinciali e l’Osservatorio Aria, effettua il controllo dell’inquinamento atmosferico attraverso il monitoraggio
di diversi parametri tra i quali rientra il benzene, in base a quanto stabilito dal Decreto del Ministero dell’Ambiente del 25 novembre 1994.
In tutti i comuni capoluogo di provincia del Veneto sono in funzione già da tempo stazioni di rilevamento fisse per il monitoraggio
giornaliero del benzene mentre negli altri territori comunali sono realizzate campagne con campionatori passivi.
Negli ambienti di lavoro i compiti di controllo sono attribuiti ai soggetti o ai dipartimenti responsabili della prevenzione e protezione per
gli ambienti di lavoro nelle aziende e ai Servizi di Medicina del Lavoro delle ASL (SPISAL).
Tra i provvedimenti da attuare va considerata in primo luogo la riduzione della concentrazione di benzene e di altri composti aromatici
nelle benzine. I veicoli ancora privi di catalizzatore vanno sostituiti. Allo stato attuale i sistemi di recupero dei vapori durante l’erogazione
del carburante non hanno dato risultati del tutto soddisfacenti. Gli interventi a favore del trasporto pubblico possono indirettamente favorire una riduzione dei livelli di contaminazione da benzene nei centri urbani attribuibili al traffico privato, inoltre il rafforzamento della
campagna "antifumo" può costituire una modalità di intervento utile per limitare l’assorbimento di benzene per via inalatoria, in particolare
negli ambienti confinati.
Nell’industria il rispetto dei limiti di esposizione, la sostituzione del benzene con prodotti meno tossici e la protezione dei lavoratori con
adeguati dispositivi individuali di protezione, per prevenire anche contatti accidentali con la pelle e le mucose, hanno portato a risultati
soddisfacenti. Va ricordato tuttavia che in base al D.lgs 626/94 il datore di lavoro, in presenza di un agente cancerogeno (quale è il benzene)
nel ciclo lavorativo, deve: a) eliminare l’agente dal ciclo produttivo; b) se ciò non fosse tecnicamente possibile adottare il ciclo chiuso; c)
se anche questo non fosse tecnicamente possibile, abbattere l’esposizione dei lavoratori al livello più basso tecnicamente possibile, d)
registrare i lavoratori esposti e sottoporli a sorveglianza sanitaria.
1% in volume nelle benzine
Concentrazione massima consentita nelle benzine 1% in volume - legge 413/97
2% in volume nei solventi
Concentrazione massima consentita nei solventi - legge 245/63
10 µg/m3 - nell’aria ambientale
Concentrazione media annuale massima (obiettivo di qualità) rilevata in almeno
tre siti in ciascun ambito urbano - DM 25 Novembre 1994
5 µg/m3 - nell’aria ambientale
Concentrazione media annuale (valore limite) da raggiungere entro il 10 gennaio
2010 nei centri urbani - DM 2 Aprile 2002. n.60