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BIODIVERSITÀ

biodiversità

Cos’è

Biodiversità è sinonimo di varietà delle forme di vita vegetali e animali presenti nei diversi habitat del pianeta. E’ un concetto molto ampio che include, la diversità genetica all'interno di una popolazione, il numero e la distribuzione delle specie in un'area, la diversità di gruppi funzionali (produttori, consumatori, decompositori) all'interno di un ecosistema, la differenziazione degli ecosistemi all'interno di un territorio.
La perdita di biodiversità si riferisce alla diminuzione di questa “variabilità” dovuta a fattori naturali e, in prevalenza, al progressivo aumento dei fattori di inquinamento, delle infrastrutture, degli insediamenti produttivi e dei centri urbani che riducono l’estensione e la funzionalità degli habitat.

Dove si trova

La perdita di biodiversità è riscontrabile in diversa misura su tutto il pianeta. Le attività dell’uomo infatti, oltre a sottrarre agli habitat naturali vaste aree scacciando la flora e la fauna selvatiche e confinandole in territori poveri ed inadeguati, determinano fenomeni di inquinamento e sfruttamento eccessivo delle risorse che ne riducono spesso in modo irreversibile la funzionalità e le condizioni di ospitabilità. In Europa e nel mondo si registra da alcuni decenni una rapida distruzione di vasti ambienti naturali e la diminuzione di numerose specie animali e vegetali, alcune delle quali rischiano l’estinzione.

Quale rischio comporta

La perdita di biodiversità porta all’alterazione di ecosistemi che sono il risultato di migliaia di anni di evoluzione e per i quali sono prevedibili rischi per la sopravvivenza stessa della specie umana in quanto strettamente legata alle attività agricole e alla pesca. Numerosi sono gli esempi che evidenziano i problemi connessi alla perdita di biodiversità: ad esempio l’esbosco delle foreste tropicali atlantiche del Sud America, oltre a determinare l’estinzione di numerose specie animali e vegetali, favorisce l’erosione e la desertificazione del suolo e priva il pianeta di un grande “polmone verde” in grado di assorbire ingenti quantitativi di anidride carbonica (vedi effetto serra ) con possibili conseguenze anche sul clima.
La specializzazione delle pratiche agricole moderne e l’avvento degli OGM, inoltre, possono favorire il sopravvento di poche specie selezionate e molto “aggressive”, in quanto più resistenti a vari fattori esterni e più produttive delle specie locali. Ciò determina l’abbandono delle coltivazioni e degli allevamenti di molte specie e varietà di piante e animali che l’uomo ha sapientemente selezionato nel corso dei secoli e la loro graduale estinzione.
La perdita di biodiversità ha sicuramente un impatto negativo anche sullo sviluppo economico e sociale di molte popolazioni in quanto è alla base di risorse naturali che assicurano cibo, fibre, bevande, medicinali.

Come si rileva

La consistenza e la variabilità delle popolazioni animali e vegetali del pianeta è realizzabile solo procedendo ad una preliminare “mappatura” del patrimonio naturale a livello di geni, specie, popolazione, habitat, biosistemi e paesaggi e ad un successivo monitoraggio che permetta di conoscere le variazioni, i processi critici e i fattori di pressione che investono l’ambiente, in modo da poter intervenire tempestivamente in caso di necessità.

Cosa dice la legge

Nel 1992 è stata approvata dalla Conferenza di Rio de Janeiro la “Convenzione sulla Biodiversità” che rappresenta il primo accordo globale ed esteso per la salvaguardia della biodiversità. L’Italia ha aderito alla convenzione adottandola con legge n. 124 del 1994 e redigendo il Piano Nazionale sulla Biodiversità che prevede due tipi di azioni: una di tipo conoscitivo, di inventario della biodiversità, e una di monitoraggio per verificarne le variazioni nel tempo e poter intervenire per contrastarne la diminuzione.
Oltre a questa convenzione sono stati sottoscritti numerosi accordi internazionali a partire dal 1950 per la conservazione della natura. Si ricordano ad esempio:
- la Convenzione di Parigi del 1950 per la protezione di tutti gli uccelli allo stato selvatico
- la Convenzione di Ramsar del 1971 per la protezione delle zone umide
- la Convenzione di Washington del 1973 che affronta il problema del commercio internazionale delle specie di fauna e flora minacciate di estinzione
- la Convenzione di Barcellona del 1976 per la protezione dell’ambiente marino e delle zone costiere del mediterraneo
- la Convenzione di Bonn del 1979 per la protezione delle principali specie migratrici di fauna selvatica
- la Convenzione delle Alpi del 1991 relativa alla conservazione degli ambienti alpini In Europa l’arresto della perdita di biodiversità è uno degli obiettivi del VI Programma d’Azione per l’Ambiente; le azioni intraprese a tal riguardo riguardano:
- l’istituzione di parchi e riserve,
- la protezione delle zone umide,
- la realizzazione della Rete Natura 2000.
Quest’ultima rappresenta un sistema di aree naturali e seminaturali di grande valore naturalistico che si sta costituendo su tutto il territorio europeo in base alla Direttiva 92/43/CEE (Direttiva Habitat) “conservazione degli habitat naturali e seminaturali della flora e dalla fauna selvatiche “ e in base alla Direttiva 79/409/CEE (Direttiva Uccelli).
In Italia esiste una ricca legislazione sia a livello nazionale che regionale sul tema della conservazione della biodiversità. Un fondamentale riferimento normativo nazionale risulta la L. 394/91 (Legge quadro sulle aree protette) che, oltre a dettare i principi generali e stabilire la classificazione delle varie aree protette, ha definitivamente riconosciuto sia allo Stato che alle Regioni il compito di istituire e gestire i parchi e le riserve naturali. Regioni e Province autonome sono inoltre chiamate a partecipare alla realizzazione della Rete Natura 2000 per il territorio italiano in base alla Direttiva Habitat recepita con il Regolamento approvato con il D.P.R. n. 357 dell’8 settembre 1997.

Chi controlla

In Veneto, come del resto in Italia, non è presente una rete consolidata di monitoraggio qualitativo e quantitativo delle specie animali e vegetali presenti. Controlli sulle specie animali selvatiche e sugli ambienti naturali sono effettuati daI Corpo Forestale dello Stato, dalle Province, dai Comuni e dai Servizi Veterinari Regionali.
Il Sistema delle Agenzie Ambientali sta operando su vari campi per ampliare i livelli di conoscenza in merito alla ricchezza biologica e allo stato di conservazione degli ecosistemi anche attraverso l’identificazione di indici e indicatori in grado di rappresentare il complesso insieme dei fattori ambientali che caratterizzano gli ambienti ad elevata valenza naturalistica.
L’ARPAV partecipa ad alcuni progetti nazionali sul tema della conservazione della natura tra cui la realizzazione della Carta della Natura nella Regione Veneto.

Prevenzione

La perdita di biodiversità può essere efficacemente contrastata solo operando una tutela complessiva del territorio che limiti le fonti inquinanti e contempli una pianificazione in grado di ridurre l’isolamento delle aree naturali prevedendo la realizzazione di reti ecologiche per favorire lo scambio genico tra le varie specie selvatiche e la colonizzazione di nuovi ambienti. E’ importante realizzare un’ attenta gestione degli OGM in agricoltura, il mantenimento di varietà vegetali e animali autoctone, la limitazione alla diffusione dell’ambiente di specie esotiche che spesso risultano molto competitive nei confronti delle popolazioni locali, il mantenimento e la creazione di aree naturali protette nei vari ambienti (costiero, planiziale e montano) e la conservazione delle zone umide.
Fondamentale è inoltre ampliare la conoscenza in merito alla ricchezza biologica e allo stato di conservazione degli ecosistemi anche attraverso interventi educativi.

Per saperne di più


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