Con il termine biotecnologie si indica genericamente l’impiego di organismi viventi in
processi produttivi di diversa natura, sia in ambito industriale che agricolo. In pratica si può
definire biotecnologia "qualsiasi tecnica che utilizza fenomeni biologici o processi
determinati da microrganismi, per ottenere un processo tecnologico, cioè un qualcosa che
in natura non si verificherebbe senza una progettualità dell'uomo” (Tamino G., 2001).
L’applicazione delle biotecnologie è molto antica: già svariati millenni prima della nascita di
Cristo nei processi di fermentazione venivano sfruttati lieviti ed altri microorganismi per la
produzione della birra, del vino, del pane e del formaggio. Nelle società agricole, inoltre, veniva svolta una progressiva selezione di piante
dotate di caratteristiche più favorevoli dal punto di vista alimentare o della coltivazione. Analogamente, per il bestiame venivano ottenute
- con adatti incroci - nuove specie con le caratteristiche desiderate (miglior rendimento, maggiore resistenza alla fatica, ecc.).
Dal secolo scorso ad oggi le conoscenze sulla fisiologia dei processi cellulari si sono progressivamente evolute, consentendo una
espansione massiccia delle biotecnologie e il progressivo loro impiego a partire dal 1940 per la produzione industriale di antibiotici, di
aminoacidi, vaccini, enzimi, farmaci in grandi quantità.
Dalla fine degli anni ’70 le biotecnologie vengono rivoluzionate con le applicazioni della genetica e delle tecnologie del DNA ricombinante
che portano alla nascita di una vera e propria ingegneria genetica. Le moderne biotecnologie sono quindi in grado di apportare
modificazioni nel patrimonio genetico di microorganismi o di organismi più complessi per ottenere funzioni nuove o per potenziare
funzioni già esistenti.
Le moderne biotecnologie trovano vasto impiego in ambito sanitario, industriale, agroalimentare e ambientale.
La manipolazione genetica dei batteri consente oggi la produzione di numerosi farmaci tra cui numerosi antibiotici (ad esempio la
penicillina e la streptomicina). Altri farmaci prodotti ricorrendo alle biotecnologie sono: l’interferone impiegato nella terapia per alcune
forme di cancro, l’eritropoietina che stimola la produzione di globuli rossi e l’insulina umana, indispensabile nella cura di alcune forme di
diabete.
Sempre in ambito sanitario un altro importante settore di utilizzo di prodotti biotecnologici è quello rappresentato dalla produzione di
vaccini derivati da batteri totalmente innocui geneticamente modificati. Il vantaggio di questo metodo è di poter disporre di un vaccino
purificato (cioè formato esclusivamente dalla proteina virale) e più sicuro sul piano degli effetti collaterali di quelli ricavati, come avveniva
in passato, da ceppi indeboliti o uccisi del microrganismo responsabile della malattia (come nel caso del vaccino contro la poliomielite). Un
vaccino ottenuto con tecniche di ingegneria genetica è già da tempo largamente in uso contro l’epatite B.
Le biotecnologie sono inoltre impiegate nelle ricerche nei campi delle cellule staminali, della mappatura del genoma umano, nella
clonazione, nella produzione degli OGM e nella produzione di molti composti chimici di largo impiego nel settore industriale ed alimentare.
Tra questi ricordiamo l'acido ossalico, impiegato nei processi di stampa e di tintura, l'acido acrilico, utilizzato come intermedio nella
produzione di alcune materie plastiche, l'acido lattico (acidificante per alimenti).
Le biotecnologie consentono inoltre di produrre enzimi usati in diversi processi produttivi. Citiamo ad esempio gli enzimi contenuti nei
comuni detersivi e quelli utilizzati per la produzione di dolcificanti per bevande, biscotti e dolci. In alcuni paesi, i batteri sono usati per
estrarre metalli come il ferro, lo zinco e l'uranio da giacimenti scarsamente accessibili o in cui il minerale di interesse ha basse
caratteristiche di purezza.
Anche nel campo ambientale le biotecnologie stanno assumendo un ruolo determinante. La degradazione biologica dei rifiuti organici
mediante compostaggio altro non è che l’utilizzo in modo controllato di un processo naturale di degradazione ad opera di batteri ed enzimi;
ceppi batterici selezionati vengono inoltre utilizzati per la decontaminazione di suoli inquinati o come “indicatori” per evidenziare la
presenza di determinante sostanze.
Non mancano seri motivi di opposizione alle biotecnologie. In primo luogo la scarsa prevedibilità degli effetti che può provocare nel lungo periodo l'immissione nell'ambiente di organismi alterati geneticamente. I geni modificati, di cui questi organismi sono portatori, potrebbero infatti danneggiare altri organismi con cui venissero in contatto, rappresentando un serio problema per la conservazione della biodiversità.
Esistono vari sistemi di rilevazione dei prodotti ottenuti dalle biotecnologie. Le ricerche possono essere condotte sia a livello qualitativo che quantitativo e prevedono diversificate e a volte molto complesse analisi a seconda del tipo di prodotto biotecnologico da determinare.
I decreti legislativi n. 92 del 3 marzo 1993 e n. 206 del 12 aprile 2001 regolamentano, rispettivamente, l'emissione deliberata nell'ambiente
di organismi geneticamente modificati (OGM) e l'impiego confinato di microorganismi geneticamente modificati (MOGM).
Al di la degli aspetti prettamente normativi, le biotecnologie, con le loro ricadute sul piano morale e sociale, richiedono una riflessione di
tipo etico.
Il caso forse più emblematico salito agli onori delle cronache è quello della clonazione attraverso cui è possibile riprodurre un nuovo
organismo (come la pecora Dolly), clonato da un adulto e con un corredo genetico identico a quello della madre. Il dibattito tra i fautori
dell’applicazione di queste tecniche e coloro che per vari motivi sono contrari è estremamente acceso.
Il settore delle biotecnologie è molto complesso e diversificato in vari ambiti di intervento che coinvolgono numerosi enti di ricerca e
sperimentazione ma non risulta per il momento soggetto ad una normativa che definisca in modo completo le competenze per quanto
riguarda i controlli ufficiali.
Per quanto riguarda gli OGM impiegati in alimentazione umana e animale i controlli vengono effettuati dal Servizio Sanitario Nazionale
(S.S.N) che si avvale dei laboratori di analisi riconosciuti delle Agenzie Regionali per la Protezione dell’Ambiente e degli Istituti
Zooprofilattici e altri organismi come il Comando dei Carabinieri Tutela Ambiente (CCTA ex NOE), le Capitanerie di Porto e il Corpo Forestale
dello Stato.
Nel settore farmaceutico (medico e veterinario) il Ministero della Salute rilascia le autorizzazioni ed eventualmente effettua i controlli
avvalendosi di diverse competenze tra cui l’Istituto Superiore di Sanità.
Oggi le biotecnologie richiedono una sempre più approfondita conoscenza della struttura cellulare, delle reazioni biochimiche che in essa
avvengono e dell’assetto del patrimonio genetico che ad esse sovrintende. Contemporaneamente devono essere oggetto di studio i possibili
effetti pericolosi per l’uomo e per l’intero ecosistema che possano essere in qualsiasi modo indotti dalle applicazioni dell’ingegneria
genetica.
E’ auspicabile pertanto che il principio di precauzione sia esteso oltre che agli OGM anche a tutte le altre attività che comportino l’impiego
di biotecnologie.