Il clima non è costante: varia da zona a zona (si pensi ad esempio quanto è diverso il clima
marino da quello montano) e varia nel tempo, sia per periodi di alcuni decenni, sia per
periodi più lunghi (ad esempio le ere glaciali si sono ripetute con frequenze di alcune decine
di migliaia di anni). Quando però il clima varia troppo velocemente si parla di “cambiamenti
climatici”. Poiché tali cambiamenti si manifestano su scala planetaria, cioè coinvolgono
tutta la Terra o gran parte di essa, si è soliti parlare di cambiamento globale o global
change. Quando si parla di “alterazioni climatiche”, si intendono i cambiamenti climatici
specificatamente indotti dalle attività antropiche, cioè causati dall’uomo. Allo stato delle conoscenze, il contributo dell’uomo al global change risulta per lo più connesso all’alterazione della composizione chimica dell’atmosfera per effetto dell’aumento della concentrazione
dei cosiddetti gas serra, come l’anidride carbonica (CO2), il metano (CH4) e gli ossidi di azoto, già presenti in natura ma prodotti in grande
quantità dal consumo di combustibili fossili. Altri gas provengono da specifiche attività industriali, come ad esempio gli idrofluorocarburi
(HFCs), i perfluorocarburi (PFCs) e l’esafloruro di zolfo (SF6).
Già dal rapporto del 1996 dell’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change) emergevano il continuo lento aumento della temperatura
sul pianeta, la crescita continua della concentrazione di gas serra in atmosfera e la necessità di forti riduzioni nelle emissioni. Il successivo rapporto del 2001 conferma e rafforza le conclusioni precedenti, sottolineando che un cambiamento climatico nel pianeta è effettivamente in atto, con un aumento della temperatura media globale superficiale compreso tra 0.2 e 0.6° C dalla fine del XIX secolo.
Il global change è un fenomeno di ampia portata su scala planetaria. Il quadro descritto dalle analisi dell’IPCC mostra un pianeta in fase
di riscaldamento medio, anche se il riscaldamento non coinvolge tutto il pianeta in maniera omogenea.
Anche in Veneto si riscontra una progressiva crescita dei valori termici. L’aumento sembra essere marcato negli ultimi 40 anni e con
maggior frequenza nei mesi invernali e nella prima parte dell’autunno. E’ stata inoltre riscontrata una diminuzione dei cumuli stagionali di
neve fresca con maggiori deficit nei mesi di gennaio e febbraio. Questa riduzione è particolarmente evidente negli ultimi 18 anni. L’aumento
delle temperature e la contemporanea diminuzione dei cumuli stagionali di neve fresca ha inoltre determinato una progressiva riduzione
della superficie della montagna veneta ricoperta da ghiacciai, con valori medi di riduzione intorno al 44% rispetto alla situazione rilevata
nel 1910.
I cambiamenti climatici comportano la modificazione dei fenomeni meteorologici sia locali sia di più ampia scala interessando vaste aree del pianeta. Nella tabella allegata, dedotta dal rapporto dell’IPCC del 2001, sono riportati, in riferimento ai fenomeni di cambiamento
climatico più importanti, sia gli andamenti fino ad ora osservati, sia le proiezioni future.
L’aumento della temperatura comporta ad esempio un aumento delle precipitazioni nelle medie e alte latitudini dell’emisfero nord (circa
0,5-1% a decennio).
In altre zone come l’Asia orientale e l’area subtropicale e tropicale le precipitazioni sono rimaste invece stabili o sono mediamente diminuite
ma spesso i fenomeni meteorologici sono diventati molto intensi (cicloni, alluvioni ecc.).
L’aumento della temperatura comporta un aumento dell’evaporazione che, in molte aree, per la concomitanza di vari fattori sia naturali
che dovuti all’uomo (deforestazione, uso irrazionale dell’acqua, ecc.) determina situazioni di aridità dei suoli spesso irreversibili (fenomeno della desertificazione).
Anche la diminuzione che si osserva del manto nevoso e dell’estensione dei ghiacci sulla superficie terrestre paiono ben correlate
all’aumento delle temperature sui continenti. La diminuzione dell’estensione dei ghiacci si registra solo nell’emisfero nord; nell’emisfero antartico non si osservano variazioni particolari.
Nel XX secolo si è verificata inoltre una crescita del livello medio globale del mare compresa tra 1 e 2 mm/anno (maggiore rispetto a quella del XIX secolo), tuttavia non si osservano attualmente accelerazioni significative.
Per quanto riguarda il Veneto, allo stato attuale delle conoscenze non è possibile prevedere l’evoluzione effettiva del clima sulla regione o su porzioni del suo territorio. Qualora fossero confermate anche per il futuro le tendenze evolutive verificatesi nel nord dell’Italia negli ultimi 40 anni, si potrebbero accentuare gli inverni secchi e caldi con aumento degli incendi boschivi e la diminuzione delle precipitazioni nevose, con conseguente riduzione dei ghiacciai alpini. Si potranno inoltre verificare limitazioni nella disponibilità di risorse idriche, aumento dell’inquinamento dell’aria per riduzione dell’effetto dilavante della pioggia o della neve sulle sostanze inquinanti presenti nell’atmosfera in conseguenza dell’attività umana con aumento delle allergie respiratorie dovute anche all’aumento della concentrazione di pollini.
Come si osserva già da qualche anno, le precipitazioni potrebbero divenire più intense con probabile accentuazione dei dissesti e aumento
del conseguente rischio idrogeologico.
Le conoscenze scientifiche sull’inquinamento atmosferico e i suoi effetti hanno avuto riflessi sulla legislazione nazionale e comunitaria. Tra i documenti internazionali di particolare rilevanza si ricordano in particolare la Convenzione di Ginevra del ’79 per proteggere l’ambiente e la salute dall’inquinamento atmosferico transfrontaliero a lunga distanza, cui sono seguiti diversi protocolli attuativi relativi ai diversi inquinanti, e la ”Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici” approvata a New York il 9 maggio 1992, il cui strumento attuativo è il Protocollo di Kyoto, contenente norme cornice da precisare attraverso protocolli applicativi, che ha come obiettivo prioritario la stabilizzazione delle concentrazioni nell’atmosfera dei gas responsabili dell’effetto serra ad un livello tale da prevenire effetti pericolosi per il clima.
Numerosi sono in tutto il mondo gli osservatori, istituzionali e non, in cui i fenomeni del clima vengono rilevati, monitorati e studiati. Primi
tra tutti l’IPCC e l’Organizzazione Mondiale per la Meteorologia.
L’ARPAV con il Centro Meteorologico di Teolo (PD) ha realizzato e reso operativo un sistema integrato per il monitoraggio dei fenomeni
meteorologici attraverso il quale vengono monitorati diversi fenomeni (temperatura, precipitazioni, direzione e intensità dei venti, umidità
relativa, ecc.). Le informazioni prodotte dal sistema vengono utilizzate per diverse finalità che includono tra l’altro le previsioni del tempo
su scala locale, il supporto alle strutture di Protezione Civile in occasione di eventi meteo intensi e la produzione di informazioni
agrometeorologiche finalizzate alla razionalizzazione delle attività agricole. Le informazioni prodotte dalla rete di rilevamento
meteorologica consentono inoltre di disporre di una grande quantità di dati storici utili per seguire l’evoluzione dei cambiamenti climatici
nel tempo. L’ARPAV, attraverso il Centro Valanghe di Arabba, effettua inoltre un monitoraggio continuo delle condizioni di innevamento
sul territorio montano regionale (neve fresca, neve al suolo, copertura nevosa) sia attraverso dati acquisiti con stazioni nivometeorologiche
a terra, sia attraverso l’analisi di immagini satellitari; attraverso specifiche campagne di misura viene inoltre effettuato un controllo
periodico sull’estensione e sulle caratteristiche di tutti i ghiacciai e glacionevati del teritorio montano regionale; partecipa infine a progetti
internazionali che hanno per obiettivo finale lo studio dei cambiamenti climatici a livello planetario (Programma Nazionale di Ricerche in
Antartide, Progetto Strategico Artico).
Le principali variazioni climatiche osservate sono dovute ad attività umane, quali la distruzione delle foreste e le emissioni atmosferiche
industriali ed urbane. Le azioni da promuovere riguardano dunque innanzitutto la salvaguardia del patrimonio boschivo e la riduzione dei
cosiddetti “gas serra” in atmosfera da parte di tutti i paesi industrializzati e quelli ad economia in transizione (paesi dell’est europeo). Il
Protocollo di Kyoto impegna infatti i paesi a ridurre complessivamente del 5% rispetto ai livelli del 1990, nel periodo 2008-2012, le
emissioni di sei gas serra dovuti alle attività umane. Gli Stati membri dell'Unione devono ridurre collettivamente le loro emissioni di gas
ad effetto serra dell'8% nello stesso periodo.
A maggio 2001 il Protocollo era stato sottoscritto da 180 paesi; mancano ancora importanti paesi industrializzati la cui percentuale di
impatto, per la produzione di emissioni, è rilevante.
Anche i comportamenti individuali possono incidere sulla produzione di emissioni. Il nostro consumo quotidiano di energia elettrica
contribuisce infatti fortemente all’emissione di anidride carbonica in quanto l’elettricità nel nostro paese viene prodotta quasi interamente
attraverso centrali termoelettriche che bruciano carburanti fossili. Possiamo dunque anche nella vita di tutti i giorni limitare la produzione
di anidride carbonica pro capite non solo limitando i consumi di petrolio e altre fonti energetiche (per riscaldamento e trasporti) ma
limitandoci nell’uso dell’elettricità scegliendo ad esempio lampadine ed elettrodomestici a basso consumo energetico e spegnendo le
apparecchiature dopo l’uso anziché lasciarli in “stand by”.
| Fenomeni che variano | Cambiamenti osservati | Cambiamenti previsti |
|---|---|---|
| Temperature massime più elevate e maggior numero di giorni caldi su quasi tutti i continenti | Probabile | Molto probabile |
| Temperature minime più elevate e minor numero di giorni freddi e sotto zero su quasi tutti i continenti | Molto probabile | Molto probabile |
| Riduzione dell’escursione termica giornaliera su molte aree continentali | Molto probabile | Molto probabile |
| Aumento dell’indice di calore (combinazione fra la temperatura e l’umidità che misura gli effetti sulle condizioni di comfort umane) | Probabile nella maggior parte delle aree | Probabile nella maggior parte delle aree |
| Aumento degli eventi di precipitazione intensa | Probabile in molte aree emisfero nord alle medie/alte latitudini | Probabile in molte aree |
| Rischio di siccità nelle aree continentali nel periodo estivo | Probabile in poche aree | Probabile in molte aree continentali alle medie latitudini |
| Aumento dell’intensità massima del vento nei cicloni tropicali | Non osservato nelle analisi disponibili | Probabile nella maggior parte delle aree |
| Aumento dell’intensità massima e media della precipitazione nei cicloni tropicali | Dati insufficienti | Probabile nella maggior parte delle aree |