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CROMO

Cos'è
E’ un metallo pesante (simbolo chimico Cr) presente in natura in vari stadi di ossidazione. Il cromo esavalente è considerato la forma più pericolosa per la maggiore solubilità e capacità di penetrare nelle strutture cellulari.
Dove si trova
Il cromo è presente in numerosi minerali, nelle acque e negli organismi viventi in cui entra a far parte di fondamentali processi metabolici
Esso infatti è un metallo essenziale per l’organismo: con la dieta ne viene introdotta una quantità giornaliera compresa tra i 50 e i 100 µg.
Diete carenti di cromo causano alterazioni del metabolismo degli zuccheri e dei grassi.
La presenza di cromo nell’aria è influenzata dalla presenza di sorgenti inquinanti industriali, di inceneritori di rifiuti o di centrali
termoelettriche a carbone. Il metallo è normalmente presente in piccole quantità nelle acque potabili. Si può verificare un inquinamento
delle falde idriche, conseguenza di inquinamento ambientale recente ma anche di vecchia data, dal momento che il cromo e i suoi sali
possono persistere per lungo tempo nel terreno. Rischi di esposizione per l’uomo e per l’ambiente derivano dalle attività industriali in cui
il cromo viene impiegato. L’industria galvanica, in cui si effettua la cromatura di manufatti, l’industria metallurgica in cui il cromo entra
nella composizione di leghe, la concia delle pelli, l’edilizia in cui il cromo è presente nel cemento, ecc., determinano un rischio per i
lavoratori esposti e l’emissione di rifiuti contenenti cromo che, se non opportunamente gestiti, possono comportare inquinamento dei suoli
e delle acque con conseguenti danni gli organismi viventi.
Quale rischio comporta
Il cromo viene assorbito per via respiratoria nelle esposizioni lavorative, ma la via digestiva è la via fisiologica di assorbimento dell’elemento
essenziale. Il cromo attraversa facilmente la cute soprattutto nel caso della forma esavalente. Viene eliminato con le urine e con la bile,
dopo essere passato per il fegato.
Nei lavoratori esposti il cromo è causa di malattie cutanee come l’eczema da contatto, in genere di natura allergica. L’eczema da cromo è
frequente soprattutto nell’edilizia. La malattia inizia in genere alle mani, ma può estendersi anche ai piedi, per il contatto con il cromo
liberato dal cuoio delle calzature in cui è presente come residuo della concia. In questo caso la dermatite persiste anche se l’esposizione
professionale viene a cessare.
In esposizioni lavorative di rilievo era possibile osservare un’infiammazione delle mucose del naso, fino alla perforazione del setto nasale,
che si verifica senza che il lavoratore denunci disturbi particolari. Il cromo è una sostanza fortemente irritante e può causare lesioni anche
all’apparato respiratorio, come bronchiti croniche di variabile gravità e asma bronchiale.
Lo IARC classifica il cromo come cancerogeno nell’uomo (Gruppo 1). Dagli studi epidemiologici emerge soprattutto un eccesso di tumori
broncopolmonari.
Come si rileva
Negli ambienti di lavoro si effettuano principalmente campionamenti in aria. Negli ambienti di vita vanno effettuati campionamenti nelle
varie matrici (acque, alimenti, suoli, fanghi, ecc.).
La determinazione viene effettuata ricorrendo prevalentemente alla spettrofotometria in assorbimento atomico.
Cosa dice la legge
Le varie normative di settore individuano metodiche di analisi, modalità di campionamento e quantitativi massimi di cromo presenti nelle varie matrici (acqua, suoli, alimenti, fanghi, ecc.) Per le acque destinate al consumo umano, ad esempio, il contenuto limite di cromo è 50 µg/l. Per l’esposizione professionale il valore limite per 40 ore settimanali è di 50 µg/m3 per il cromo esavalente, con l’annotazione che si tratta di un cancerogeno.
Chi controlla
Le Agenzie ambientali, nazionale, regionali e della province autonome di Trento e Bolzano insieme ad altri soggetti istituzionali quali il
Comando dei Carabinieri Tutela Ambiente (CCTA ex NOE), le Capitanerie di Porto, le Autorità di Bacino, il Magistrato alle Acque, il Corpo
Forestale dello Stato hanno le competenze in materia di controlli ambientali.
Le attività di controllo degli alimenti e delle bevande sono invece effettuate dal Servizio Sanitario Nazionale (S.S.N) che si avvale di
numerosi organismi operanti sia a livello centrale che locale.
I controlli analitici sono effettuati dai laboratori delle Agenzie Regionali per la Protezione dell’Ambiente, dagli Istituti Zooprofilattici e da
altri laboratori riconosciuti dal Ministero della Salute.
L’ARPAV pertanto, nei laboratori di analisi dei propri Dipartimenti Provinciali, effettua controlli ufficiali nelle acque, alimenti, fanghi e
terreni. Il controllo negli ambienti di lavoro è invece affidato ai Servizi di Prevenzione, Igiene e Sicurezza negli Ambienti di Lavoro
(S.P.I.S.A.L.) delle ASL.
Prevenzione
La prevenzione è basata sul rispetto delle normative e sull’efficacia dei controlli ambientali. E’ importante individuare le sorgenti di inquinamento ambientale da cromo, come le piccole aziende addette alla galvanica e monitorare le emissioni delle concerie, con particolare riguardo alle acque impiegate per l’irrigazione, per evitare i danni alla fauna ittica, alle piante e la bioaccumulazione tramite la catena alimentare.


