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EUTROFIZZAZIONE

EUTROFIZZAZIONE

Cos'è

Il termine eutrofizzazione (dal greco eutrophòs=ben nutrito) si riferisce al processo di arricchimento in nutrienti (soprattutto sali di fosforo e azoto) degli ecosistemi acquatici in grado di alterare più o meno profondamente il loro stesso equilibrio fino a compromettere in casi estremi la loro esistenza.
Le alghe e le piante acquatiche hanno bisogno, per compiere il proprio ciclo biologico, oltre che di luce, acqua ed anidride carbonica, anche di nutrienti tra cui l’azoto e il fosforo.
L’apporto di nutrienti nei corsi d’acqua e nel mare è un fatto naturale ma può venire fortemente accelerato dalle attività umane che esercitano un’azione involontaria di fertilizzazione determinata da tre fattori quasi sempre connessi tra loro e direttamente legati all’evoluzione demografica e al conseguente inquinamento dell’acqua:

  • incremento della popolazione e conseguente aumento degli scarichi urbani, uso progressivo di detergenti contenenti polifosfati;
  • intensificazione dell’agricoltura e conseguente uso crescente di fertilizzanti, concentramento degli allevamenti zootecnici; con rilascio in particolar modo di nitrati;
  • rapida industrializzazione e conseguente incremento di scarichi industriali contenenti sostanze nutritive.
Il fenomeno comporta una crescita eccessiva di alghe, piante acquatiche e fitoplancton dei corsi d’acqua, dei laghi, delle lagune e del mare.
Il loro sviluppo incontrollato rende difficile alla luce solare di penetrare nelle acque più profonde inibendo il processo della fotosintesi delle alghe e delle piante acquatiche poste in profondità; la conseguente marcescenza della biomassa algale e la riduzione dell’ossigeno (anossia) porta alla morte della fauna ittica e, nei casi estremi, di tutte le forme viventi.

Dove si trova

L’eutrofizzazione ha assunto dimensioni rilevanti in Italia; negli ultimi anni infatti interessa gran parte dei corsi d’acqua, i laghi, fino alle acque marine costiere, dove si riscontrano i casi di maggior gravità (es. Adriatico settentrionale).
Varie sono le manifestazioni visibili dovute al fenomeno dell’eutrofizzazione. Nei piccoli canali e corsi d’acqua delle nostre campagne ad esempio l’eccesso di nutrienti provoca lo sviluppo di una fitta vegetazione superficiale (che ricopre a volte tutto la superficie del corso d’acqua); nella laguna di Venezia, soprattutto in passato, si sono osservate durante i mesi estivi abnormi produzioni di alghe e la morte per anossia di ingenti quantità di pesce. Anche il mare è interessato al fenomeno; il problema è emerso in tutta la sua drammaticità agli occhi dell’opinione pubblica quando a metà degli anni ’70 nelle acque costiere prospicienti il delta del Po si ebbero le prime estese morie di organismi bentonici (pesce di fondo, molluschi, crostacei, ecc.) con impatti deleteri su due importanti settori dell'economia regionale e nazionale quali il turismo e la pesca. A seguito dell’eutrofizzazione, in mare si sviluppano in quantità abnorme le microalghe che rendono le acque torbide e con colorazioni diverse (rosso mattone, verde, ecc.), a seconda della specie di microalga prevalente; spesso il fenomeno è accompagnato da cattivi odori, dovuti ai processi degenerativi spesso in prossimità delle coste. Legato in un certo modo all’eutrofizzazione è il fenomeno delle mucillagini marine.

Quale rischio comporta

L’eutrofizzazione interferisce sulle utilizzazioni dell’acqua per uso potabile, sul suo impiego per la pescicoltura e la molluschicoltura e per gli usi ricreazionali tra cui la balneazione.
Può compromettere le qualità estetiche degli ambienti acquatici e la loro funzionalità biologica compromettendo la sopravvivenza di numerose specie di animali e vegetali.

Come si rileva

Diversi sono i parametri chimico-fisici che possono essere determinati nelle acque per rilevare lo stato di eutrofizzazione (azoto nitrico e totale, fosforo, ossigeno disciolto, trasparenza, ecc.).
La determinazione di questi parametri è però rappresentativa di una situazione soltanto "momentanea" del corso d’acqua, in relazione ad altri fattori, quali ad esempio quelli meteorologici ed idrologici in quanto il prelievo è istantaneo. Pertanto, al fine di formulare un giudizio il più aderente possibile alla realtà, negli ultimi anni è stato introdotto, a supporto del monitoraggio chimico-fisico, il monitoraggio biologico. Questo metodo permette di valutare gli effetti prodotti nel tempo dal complesso delle cause di inquinamento degli ambienti di acque correnti, sulla base dello studio della composizione delle comunità di organismi macroinvertebrati presenti nei diversi tratti dei corsi d’acqua.

Cosa dice la legge

La normativa sulla tutela dei corpi idrici formula linee di azione per la tutela delle acque dall’inquinamento intervenendo sulla limitazione degli scarichi, sull’adeguamento dei sistemi di fognatura, individuando azioni preventive su zone particolarmente vulnerabili o sensibili. Il principale riferimento è costituito dal D.lgs. 152/99 che recepisce la direttiva 91/271/CEE concernente il trattamento delle acque reflue urbane e la Direttiva 91/676/CEE relativa alla protezione delle acque dall’inquinamento provocato da nitrati provenienti da fonti agricole. Il decreto non si limita al solo recepimento delle direttive europee ma ammoderna, razionalizza e armonizza tutta la normativa del settore. Le attività di programmazione e pianificazione sul tema della risorsa idrica vengono realizzate attraverso i Piani di Tutela delle acque di competenza delle Regioni, che individuano gli interventi necessari a conseguire o mantenere gli obiettivi fissati a livello nazionale dal D.lgs. 152/99 e le misure necessarie per la tutela qualitativa e quantitativa del sistema idrico.

Chi controlla

Le Agenzie ambientali, nazionale, regionali e della province autonome di Trento e Bolzano insieme ad altri soggetti istituzionali quali il Comando dei Carabinieri Tutela Ambiente (CCTA ex NOE), le Capitanerie di Porto, le Autorità di Bacino, il Magistrato alle Acque, il Corpo Forestale dello Stato hanno le competenze in materia di controlli ambientali.
Per quanto riguarda i controlli analitici i laboratori pubblici sono quelli delle Agenzie Regionali per la Protezione dell’Ambiente, gli Istituti Zooprofilattici e altri laboratori riconosciuti dal Ministero della Salute.
L’ARPAV attraverso i Dipartimenti provinciali, gli Osservatori Acque Interne, Acque di Transizione e Alto Adriatico esegue i controlli, pianifica i monitoraggi sulle acque, raccoglie e studia i risultati.

Prevenzione

La prevenzione dell’eutrofizzazione e in più generale dell’inquinamento delle acque superficiali può essere condotta attraverso l’adozione di tecnologie industriali che eliminino o riducano già all’interno dei cicli produttivi le cause inquinanti. La messa in funzione di impianti di depurazione per gli insediamenti civili e lo sviluppo di tecniche agronomiche a basso impatto ambientale possono inoltre contribuire efficacemente a ridurre la quantità dei nutrienti rilasciati nelle acque dagli scarichi e dal dilavamento dei terreni.
Anche il cittadino può adottare comportamenti nella vita di tutti i giorni per evitare fenomeni di eutrofizzazione, contenendo l’uso di detersivi e allacciandosi alla fognatura urbana, affinchè gli scarichi domestici vengano trattati prima di raggiungere i corpi idrici.

Per saperne di più


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