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INQUINAMENTO DELL’ACQUA

INQUINAMENTO DELL’ACQUA

Cos'è

Il D.Lgs. 152/99 definisce l’inquinamento dell’acqua “lo scarico, effettuato direttamente o indirettamente dall’uomo nell’ambiente idrico, di sostanze o di energia le cui conseguenze siano tali da mettere in pericolo la salute umana, nuocere alle risorse viventi e al sistema ecologico idrico, comprometterne le attrattive o ostacolare altri usi legittimi delle acque” Le principali cause dell’inquinamento dell’acqua sono rappresentate da:

  • scarichi di acque usate, provenienti da attività industriali;
  • scarichi diretti o da pubbliche fognature di insediamenti residenziali, commerciali e civili;
  • acque di dilavamento dei suoli agricoli che trasportano materiali inquinanti, rappresentati soprattutto da particelle di suolo, fertilizzanti organici e di sintesi, pesticidi;
  • acque piovane venute a contatto con discariche e rifiuti o che hanno attraversato superfici impermeabilizzate (strade, piazzali,…) caratterizzate dalla presenza di residui della combustione di autoveicoli, o residui di altre attività antropiche;
  • ricaduta al suolo delle sostanze inquinanti presenti nell’atmosfera a seguito della pioggia e della neve (piogge acide). L’inquinamento può essere di tipo “fisico”, che può essere provocato da alterazioni del volume, della portata e del letto di un corpo idrico, dalla sottrazione o aggiunta di calore o dall’immissione di rifiuti solidi, che modifichino le proprietà fisiche dell’acqua (colore, temperatura, torbidità, trasparenza, ecc.), di tipo “chimico” quando vengono immesse sostanze che modificano le caratteristiche chimiche dell’acqua o di tipo “biologico” quando vi è immissione di organismi patogeni quali batteri, virus, parassiti (ad es. microrganismi intestinali come i batteri coliformi (Streptococcus, Staphylococcus, ecc.) o altri agenti patogeni (Salmonella, Shigella, ecc.), virus responsabili della trasmissione dell’epatite, ecc.)

Dove si trova

L’inquinamento dell’acqua si può manifestare sia nell’ambiente idrico superficiale (torrenti, fiumi, laghi, lagune, mare, ecc.) sia nell’ambiente idrico sotterraneo costituito dalle falde acquifere superficiali e profonde e può derivare da fonti puntuali facilmente identificabili (ad es. condotte di scarico) o da fonti diffuse nel territorio (es. rilasci nel terreno delle attività agricole, acque piovane di scorrimento in aree urbane o industriali ecc.).
In seguito ai movimenti delle acque superficiali e profonde gli effetti dell’inquinamento si possono pertanto manifestare in luoghi lontani da quelli in cui è avvenuta l’immissione di sostanze. Nelle acque sotterranee il movimento può essere anche molto lento, pertanto gli effetti dell’inquinamento permangono per lungo tempo anche dopo che la fonte inquinante è stata rimossa.

Quale rischio comporta

L’inquinamento dell’acqua comporta un rischio per la salute umana, per le piante e gli animali e per l’intero ecosistema acquatico, compromette l’utilizzo delle acque per uso antropico (produzione acqua potabile, allevamenti ittici, balneazione, irrigazione, uso industriale) e le risorse economiche e sociali collegate (turismo, scambi commerciali, sviluppo economico). In generale gli inquinanti possono agire alterando le qualità chimico-fisiche o biologiche delle acque, modificando ad esempio la quantità di ossigeno disciolto e influenzando di conseguenza i processi chimici di degradazione. Possono inoltre favorire la diffusione di organismi patogeni e svolgere azioni tossiche dirette e indirette mediate da sostanze chimiche. Il degrado dell’ambiente acquatico si manifesta con la presenza di torbidità, di alterazioni della colorazione naturale, per la presenza di schiume e per l’eccessivo sviluppo di alghe (eutrofizzazione), di funghi e di altri microrganismi.

Come si rileva

L’inquinamento dell’acqua può essere determinato ricercando e dosando direttamente gli inquinanti chimici, fisici e biologici presenti oppure ricorrendo a determinazioni indirette utilizzando specifici indicatori di inquinamento chimico e biologico. A seconda che si tratti di acque ad uso potabile, per la balneazione o destinate all’allevamento di pesci e molluschi, la legge prevede un determinato elenco di sostanze e microrganismi da ricercare che può essere ampliato dalle Autorità Sanitarie qualora vi sia motivo di sospettare, a seguito di particolari situazioni ambientali locali, un potenziale rischio per la salute umana.

Cosa dice la legge

La normativa del settore formula le linee di azione per la tutela sia della qualità che della quantità delle acque intervenendo sulla limitazione degli scarichi, sull’adeguamento dei sistemi di fognatura, individuando azioni preventive su zone particolarmente vulnerabili o sensibili anche attraverso la riduzione dei consumi. Il principale riferimento è costituito dal D.lgs 152/99 che recepisce la direttiva 91/271/CEE concernente il trattamento delle acque reflue urbane e la Direttiva 91/676/CEE relativa alla protezione delle acque dall’inquinamento provocato da nitrati provenienti da fonti agricole. Il decreto non si limita al solo recepimento delle direttive europee ma ammoderna, razionalizza e armonizza tutta la normativa del settore. Le attività di programmazione e pianificazione sul tema della risorsa idrica vengono realizzate attraverso i Piani di Tutela delle acque di competenza delle regioni, che individuano gli interventi necessari a conseguire o mantenere gli obiettivi fissati a livello nazionale dal D.lgs 152/99 e le misure necessarie per la tutela qualitativa e quantitativa del sistema idrico. Si ricordano inoltre i decreti ministeriali riguardanti i requisiti di qualità delle acque e la regolamentazione degli scarichi nella laguna di Venezia (D.M. 23/04/1998 e successive modificazioni; D.M. 09/02/99; D.M. 26/05/99; D.M. 30/07/99) e il DM 367 del 06/09/03 relativo agli standard di qualità nell’ambiente acquatico per le sostanze pericolose.
Relativamente alla acque potabili si ricorda il D.lgs 2 febbraio 2001 n. 31 che recepisce la direttiva 98/93 CE relativa alla qualità delle acque destinate al consumo umano in cui vengono indicati parametri analitici e relativi valori, tecniche di analisi, modalità e frequenze di campionamento.

Chi controlla

Le Agenzie ambientali, nazionale, regionali e della province autonome di Trento e Bolzano insieme ad altri soggetti istituzionali quali il Comando dei Carabinieri Tutela Ambiente (CCTA ex NOE), le Capitanerie di Porto, le Autorità di Bacino, il Magistrato alle Acque, il Corpo Forestale dello Stato hanno le competenze in materia di controlli ambientali. Le attività di controllo degli alimenti e delle bevande sono invece effettuate dal Servizio Sanitario Nazionale (S.S.N) che si avvale di numerosi organismi operanti sia a livello centrale che locale.
Per quanto riguarda i controlli analitici i laboratori pubblici riconosciuti sono quelli delle Agenzie Regionali per la Protezione dell’Ambiente, gli Istituti Zooprofilattici e altri laboratori riconosciuti dal Ministero della Salute.
L’ARPAV attraverso i Dipartimenti provinciali, gli Osservatori Acque Interne e Acque di Transizione e l’Osservatorio Alto Adriatico (per le acque di balneazione) esegue i controlli sulle acque interne sotterranee e superficiali, sulle acque di balneazione e sulle acque potabili.

Prevenzione

La prevenzione dall’inquinamento può essere condotta attraverso azioni capillari di controllo, trattamento e risanamento delle acque. E’ importante adottare tecnologie che eliminino o riducano già all’interno dei cicli produttivi le cause inquinanti e riducano i quantitativi di acqua utilizzati nelle varie attività produttive.
Anche il cittadino può adottare comportamenti nella vita di tutti i giorni per salvaguardare la risorsa acqua, sia limitando gli sprechi sia contenendo l’uso di detersivi ed evitando di eliminare, attraverso gli scarichi della propria abitazione, sostanze fortemente inquinanti come ad esempio i residui di vernici, solventi, oli e idrocarburi.

Per saperne di più


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