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INQUINAMENTO LUMINOSO

Cos'è
Si intende con questo termine ogni forma di irradiazione di luce artificiale rivolta
direttamente o indirettamente verso la volta celeste. Producono inquinamento luminoso
sia i flussi di luce direttamente rivolti verso l’alto (a causa anche di sistemi di illuminazione
male orientati o apparecchiature mal progettate) sia la luce riflessa da superfici e oggetti
illuminati con intensità eccessive, superiori a quanto necessario ad assicurare la
funzionalità e la sicurezza di quanto illuminato.
L’inquinamento luminoso è purtroppo in rapida crescita; alcuni studi evidenziano come
aumenti esponenzialmente con il 7% circa di incremento annuo.
Dove si trova
Le principali sorgenti di inquinamento luminoso sono gli impianti di illuminazione esterna notturna come ad esempio gli impianti di illuminazione stradale, l’illuminazione di monumenti, di stadi e dei complessi commerciali, i fari rotanti delle discoteche, le insegne pubblicitarie e le vetrine, impianti di illuminazione privati; può essere prodotto anche da illuminazione interna che sfugge all’esterno come ad esempio dalle finestre degli edifici e dalle vetrine dei negozi.
Quale rischio comporta
L’effetto più eclatante dell’inquinamento luminoso è l’aumento della brillanza del cielo notturno con effetti negativi sotto diversi punti di
vista. L’inquinamento luminoso determina infatti un’alterazione del ciclo naturale “giorno-notte” con particolare conseguenze su
determinate specie animali, come ad esempio gli uccelli migratori che vengono disorientati dal chiarore proveniente da grossi centri urbani
o la fauna notturna locale che viene disturbata anche da sorgenti luminose localizzate (es. fari delle automobili). Anche i vegetali subiscono
variazioni del loro ciclo fotosintetico. Nell’uomo le conseguenze sono di tipo fisiologico e psichico: troppa luce o la sua diffusione in ore
notturne destinate al riposo può provocare vari disturbi. E’ stata inoltre dimostrata una minore produzione di melatonina (ormone per la
difesa immunitaria) in persone che lavorano la notte con forte illuminazione artificiale. Una smodata dispersione di luce e insegne luminose
possono inoltre abbagliare o distrarre chi è alla guida di autoveicoli con ovvie conseguenze.
L’inquinamento luminoso determina inoltre una crescente difficoltà ad osservare il cielo sia da parte degli astronomi negli osservatori, sia
da parte del comune cittadino. La cultura popolare del cielo è ormai ridotta ad eventi particolari di tipo astronautico. Gran parte degli
scolari vedono le costellazioni solo sui libri di scuola, e gli abitanti delle più grandi città non vedono mai una stella.
Rilevanti anche le ricadute sul piano del risparmio energetico. Nel 2001, in Italia, sono stati utilizzati circa 7150 milioni di kWh per
illuminare strade, monumenti ed altro. Tuttavia per vari fattori, una grossa percentuale di questa potenza viene inviata direttamente verso il cielo. Con una corretta gestione degli impianti di illuminazione, un capoluogo di provincia della Regione Veneto potrebbe risparmiare
fino ad 1 milione di euro all’anno.
Come si rileva
Per quanto riguarda gli impianti di illuminazione si deve valutare la predisposizione del corpo illuminante a produrre inquinamento
luminoso stimando la percentuale di flusso luminoso che viene emesso nell’emisfero superiore. Come primo approccio è sufficiente una
valutazione visiva, dopodiché, se ciò non fosse sufficiente, si può passare ad una fase di valutazione dei dati tecnici dell’impianto e in ultima
analisi ad una misura con un luminanzometro.
Per quanto riguarda la misura della brillanza del cielo, si possono effettuare misure fotometriche impiegando particolari strumenti;
vengono inoltre utilizzati modelli matematici per valutare la frazione (percentuale) della luminanza artificiale totale del cielo dovuta a
sorgenti luminose che si trovano entro aree di determinato raggio.
Valutazioni dell’entità dell’inquinamento luminoso e della sua evoluzione nel tempo possono essere dedotte dal confronto di foto aree o
satellitari della superficie terrestre scattate di notte sullo stesso territorio in periodi diversi.
Cosa dice la legge
La L.R. del Veneto n. 22 del 27 giugno 1997 “Norme per la prevenzione dell’inquinamento luminoso” prescrive misure per la prevenzione
dell’inquinamento luminoso sul territorio regionale al fine di tutelare e migliorare l’ambiente, di conservare gli equilibri ecologici nelle aree
naturali protette e di promuovere le attività di ricerca e divulgazione scientifica degli osservatori astronomici.
La legge definisce le competenze della Regione e dei Comuni, definisce i contenuti del Piano Regionale di Prevenzione dell’Inquinamento
Luminoso, del Piano Comunale dell’Illuminazione Pubblica, stabilisce inoltre la tutela degli osservatori astronomici professionali e non
professionali, le norme minime di protezione del territorio inserendo le aree particolari di tutela e stabilisce le sanzioni.
Il 13 marzo 2003, inoltre, è stata approvata dal Parlamento italiano la Risoluzione sull’inquinamento luminoso, che impegna il governo a
proporre, in sede UNESCO, il cielo notturno come patrimonio dell’umanità e ad agire in ogni sede internazionale affinché il cielo notturno
venga dichiarato e considerato un bene ambientale da tutelare.
Chi controlla
La L.R. 27.6.97 n. 22 demanda ai Comuni il controllo sul rispetto delle misure stabilite dalla legge stessa.
ARPAV, per il momento, svolge un’attività di informazione, divulgazione e sensibilizzazione.
Prevenzione
Azioni preventive devono essere attuate sia dalle amministrazioni locali che dai privati cittadini nella realizzazione di impianti di
illuminazione esterni. Il contenimento dell’inquinamento luminoso consiste essenzialmente nell’illuminare razionalmente senza disperdere luce verso l’alto,
utilizzando impianti e apparecchi correttamente progettati e montati e nel dosare la giusta quantità di luce in funzione del bisogno.
E’ necessario seguire le disposizioni della Legge Regionale, e, in ogni caso, utilizzare apparecchiature luminose che disperdano il minimo
possibile verso l’alto (3% per legge), cercando ove possibile di superare anche questo valore raggiungendo lo 0%. I globi luminosi ad
esempio, sono assolutamente da evitare come anche i proiettori installati non orizzontalmente.
Anche l’uso di particolari lampade, come quelle a vapori di sodio ad alta pressione (come raccomandato dalla L.R. 22/97), può ridurre
l’inquinamento luminoso e consentire nel contempo un risparmio energetico.
Da tener presente, oltre alla tipologia della lampada, anche il contributo dovuto alla riflessione della luce dovuta al suolo. È importante
quindi la potenza della lampada: anche se l’impianto è stato realizzato con apparecchi a norma di legge, un sovradimensionamento della
potenza dello stesso incrementerebbe una riflessione verso il cielo della luce emessa nonché un consumo ingiustificato.
Da tenere in considerazione anche i temporizzatori, che permettono di limitare il flusso luminoso negli orari durante i quali non è
necessaria un’illuminazione completa.


