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IDROCARBURI POLICICLICI AROMATICI (IPA)

IDROCARBURI POLICICLICI AROMATICI (IPA)

Cosa sono

Gli idrocarburi policiclici aromatici (IPA) sono dei contaminanti organici presenti diffusamente nell’ambiente che si formano per combustione incompleta di materiali organici, in particolare il legno ed i combustibili fossili, come il carbone e il petrolio. Le molecole degli IPA sono costituite da tre o più anelli benzenici. Alcune di queste molecole sono costituite solo da idrogeno e carbonio, altre contengono anche atomi di altra natura come l’azoto e lo zolfo. Appartengono alla famiglia degli IPA alcune centinaia di composti molto eterogenei tra loro. Allo stato attuale delle conoscenze le sostanze più tossiche sono le molecole che hanno da quattro a sette anelli.
Il componente più studiato è il benzo(a)pirene (BaP), un composto a cinque anelli, diffuso nell’ambiente a concentrazioni significative e dotato della più elevata tossicità, tanto da venire utilizzato per rappresentare l’inquinamento ambientale dell’intero gruppo degli IPA.

Dove si trovano

L’inquinamento atmosferico da IPA è legato al traffico veicolare, al riscaldamento domestico, alle centrali termoelettriche e alle emissioni industriali, in particolare nell’industria petrolchimica e agli inceneritori. Sono contenuti nella fuliggine, nel catrame e nella pece. In numerose attività lavorative esiste un’importante esposizione, come nell’industria metallurgica (ferro e acciaio, ma anche alluminio), nella produzione e messa in opera degli asfalti, nella produzione di carbone e di gas e in altre ancora. Una sorgente di IPA è rappresentata anche dal fumo di tabacco e dai cibi, in particolare dalle carni, affumicate o arrostite. Sorgenti naturali sono i vulcani e gli incendi boschivi.
L’esposizione può avvenire per inalazione di aria inquinata sia nell’ambiente esterno che negli ambienti confinati, lavorativi o extralavorativi. La concentrazione di IPA nelle acque non è in genere rilevante, mentre di maggior peso è la quantità contenuta nei cibi, legata alla maniera con cui gli alimenti vengono cucinati, conservati ed immagazzinati. Oltre che nelle carni, gli IPA sono stati dimostrati nei pesci e nella frutta e verdura. Importante è la contaminazione del suolo, in ambiente urbano, in prossimità delle industrie, ma anche in ambienti rurali o nel terreno delle foreste.
Gli IPA si sciolgono facilmente nei grassi e vengono assorbiti per via polmonare, intestinale e attraverso la pelle. L’assorbimento “tipo” di IPA per un americano medio non fumatore, calcolato per la somma di otto molecole tramite estrapolazioni statistiche, è di 3,12 microgrammi (µg) al giorno. Esso avviene per oltre il 96% tramite il cibo per circa l’1,5% dall’aria, lo 0,2% dall’acqua e lo 0,4% dal suolo.
L’importanza dell’introduzione con il cibo è stata dimostrata anche in Europa. Si stima che chi consuma venti sigarette al giorno introduce da 1 a 5 microgrammi in più al giorno. La maggior parte degli IPA viene rapidamente eliminata dai polmoni, ma per una piccola quota l’eliminazione è piuttosto lenta.

Quale rischio comportano

Il principale rischio per la salute legato agli idrocarburi policiclici aromatici è rappresentato dalla capacità di indurre il cancro. La maggior parte degli IPA è in grado di causare tumori nell’animale da esperimento. L’azione mutagena e cancerogena degli IPA è conseguenza delle trasformazioni a cui questi composti vanno incontro nel corso dei processi metabolici dell’organismo. In pratica gli agenti cancerogeni sono dei prodotti intermedi del metabolismo degli IPA, che l’organismo produce per facilitarne l’eliminazione. Poichè i processi metabolici sono diversi da specie a specie animale, è problematico estrapolare i dati dall’animale all’uomo. Nell’esposizione professionale, che è molto più intensa di quella della popolazione generale, viene segnalata la capacità di indurre tumori del polmone, della pelle e dell’apparato genitourinario. Il primo tumore professionale descritto è proprio l’epitelioma dello scroto negli spazzacamini inglesi, dovuto al contatto con la fuliggine e al suo contenuto in IPA. Lo IARC (vedi tabella allegata) classifica alcuni degli IPA nella categoria dei possibili cancerogeni e altri in quella dei probabili cancerogeni. Tra questi il benzo(a)pirene (BaP) è il componente più studiato per la sua ampia diffusione nell’ambiente a concentrazioni efficienti e per l’elevata tossicità. E’ oggetto di attento studio anche il possibile effetto mutageno e cancerogeno di miscele di IPA. Va sottolineato che gli IPA possono interagire con altre sostanze cancerogene presenti nell’ambiente, potenziandone l’effetto. Nell’animale da esperimento sono stati evidenziati anche numerosi effetti tossici, diversi dal cancro, a carico della cute, dell’apparato respiratorio, del sistema immunitario e del sistema riproduttivo. Non sono disponibili dati attendibili sull’uomo.

Come si rilevano

Almeno 500 IPA e composti correlati possono essere dimostrati in aria, tuttavia la maggior parte delle misurazioni vengono espresse sulla base del Benzo(a)pirene (BaP). Gli IPA possono essere determinati con tecniche di cromatografia che consentono il riconoscimento e il dosaggio dei diversi idrocarburi presenti sia nelle polveri atmosferiche (previa filtrazione dell’aria) sia nelle altre matrici (alimenti, combustibili, ecc.).
Di particolare importanza ha la determinazione degli IPA o di loro metaboliti in liquidi biologici (sangue e urine) di gruppi selezionati della popolazione per avere informazioni sul reale grado di esposizione, che non può essere valutato dal solo dato di concentrazione in aria, dal momento che la gran parte dell’assunzione degli IPA avviene per vie diverse da quella respiratoria.

Cosa dice la legge

Gli IPA rientrano tra gli inquinanti da considerare nel quadro della valutazione e della gestione della qualità dell’aria. A tal riguardo il Decreto Ministeriale del 25/11/1994 fissa come obiettivo di qualità per gli IPA il valore giornaliero medio annuale di 1 ng/m3 in riferimento al benzo(a)pirene. Gli IPA sono inoltre tra gli inquinanti presi in considerazione per limitare la circolazione nei centri urbani.
Sono inoltre previsti valori limite di emissione in atmosfera per gli impianti di incenerimento dei rifiuti pericolosi nonché per il contenuto nei combustibili diesel.
Per quanto riguarda gli ambienti di lavoro, il D.Lgs 626/94 considera "cancerogeni" le attività che espongono i lavoratori agli idrocarburi policiclici aromatici (IPA) contenuti nel catrame, nella pece, nel fumo o nelle polveri di carbone e alla fuliggine delle canne fumarie.

Chi controlla

Le Agenzie ambientali, nazionale, regionali e della province autonome di Trento e Bolzano insieme ad altri soggetti istituzionali quali il Comando dei Carabinieri Tutela Ambiente (CCTA ex NOE), le Capitanerie di Porto, le Autorità di Bacino, il Magistrato alle Acque, il Corpo Forestale dello Stato hanno le competenze in materia di controlli ambientali.
Le attività di controllo degli alimenti e delle bevande sono invece effettuate dal Servizio Sanitario Nazionale (S.S.N) che si avvale di numerosi organismi operanti sia a livello centrale che locale.
Per quanto riguarda gli ambienti di lavoro, i controlli sono invece affidati ai Servizi di Prevenzione, Igiene e Sicurezza negli Ambienti di Lavoro (S.P.I.S.A.L.) delle ASL.
Per quanto riguarda i controlli analitici, i laboratori pubblici riconosciuti sono quelli delle Agenzie Regionali per la Protezione dell’Ambiente, e gli Istituti Zooprofilattici.
L’ARPAV, attraverso i Dipartimenti Provinciali e l’Osservatorio Aria, effettua il controllo dell’inquinamento atmosferico mediante il monitoraggio di diversi parametri. Esiste infatti una rete di rilevamento, prevalentemente in ambito urbano, costituita da centraline fisse e mobili in grado di fornire dati che vengono successivamente elaborati e restituiti come informazioni attraverso attività di reporting ambientale.

Prevenzione

La riduzione dei livelli di concentrazione degli IPA presenti in atmosfera nelle nostre città deve puntare ad una riduzione delle emissioni legate al traffico veicolare. Questo obiettivo può essere conseguito tramite interventi tecnologici sugli autoveicoli, oppure l’impiego di carburanti alternativi, più “puliti”, incoraggiando la diffusione dei mezzi di trasporto elettrici e in genere di autoveicoli più piccoli e leggeri, che consumano meno carburante. E’ importante il controllo periodico delle emissioni allo scarico attraverso la verifica dell'efficienza del motore e del catalizzatore e dei dispositivi catalitici (vedi le campagne "Bollino Blu"). Contemporaneamente va programmata la limitazione del traffico nei centri urbani. Un ruolo di particolare rilievo è rappresentato dall’"educazione" dei cittadini a soluzioni alternative rispetto al mezzo di trasporto privato, come l’impiego del trasporto pubblico, il car-pooling (condivisione del mezzo privato da parte di più passeggeri) e l'uso della bicicletta.
L’assunzione di IPA con i prodotti alimentari può essere ridotta limitando i cibi cotti a diretto e prolungato contatto con la fiamma (eliminando le parti annerite o carbonizzate) o cotti in olio o grassi ad alte temperature.

Per saperne di più


Capacità cancerogena degli IPA - Classificazione dello IARC


CompostoClasse IARC
Benzo(a)antracene2A
Di Benzo(ah)antracene2A
Benzo(a)pirene2A
Dibenzo(ae)pirene2B
Dibenzo(ah)pirene2B
Dibenzo(ai)pirene2B
Dibenzo(al)pirene2B
Benzo(b)fluorantene2B
Benzo(j)fluorantene2B
Benzo(k)fluorantene2B
Indeno (1, 2, 3 -cd)pirene2B
Legenda
2A = Probabile cancerogeno
2B = Possibile cancerogeno

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