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OSSIDI DI ZOLFO

OSSIDI DI ZOLFO

Cosa sono

Sono gas fortemente reattivi che si producono per ossidazione dello zolfo nel corso dei processi di combustione di materiali che contengono questo elemento sia come impurità (come nel caso dei combustibili fossili) sia come costituente fondamentale. I composti più rilevanti dal punto di vista dell’inquinamento atmosferico sono l’anidride solforosa (SO2) e l’anidride solforica (SO3).

Dove si trovano

Le principali fonti di biossido di zolfo sono rappresentate dalle centrali elettriche a combustione che utilizzano combustibili fossili (carbone, olio combustibile, ecc.) e dal settore industriale nei processi di produzione dell’acido solforico, nella lavorazione di molte materie plastiche, nella desolforazione dei gas naturali, nell’arrostimento delle piriti e nell’incenerimento dei rifiuti. Ulteriore contributo è dato dagli impianti di riscaldamento alimentati a gasolio mentre il traffico veicolare incide in misura quasi trascurabile.

Quale rischio comportano

Gli ossidi di zolfo sono irritanti delle mucose delle vie respiratorie. Possono scatenare importanti problemi per la salute in persone affette da asma, da bronchite cronica ed enfisema e da malattie cardiache. Soprattutto alle concentrazioni presenti in passato nelle zone urbane, durante i picchi di inquinamento (smog di Londra degli anni ’50) si è avuto un aumento dei ricoveri ospedalieri e della mortalità per patologie respiratorie e cardiache. Sia l’anidride solforosa (biossido di zolfo) che l’anidride solforica giocano un ruolo importante nella produzione di acido solforico e delle cosiddette piogge acide.

Come si rilevano

I prelievi in aria possono essere effettuati in continuo tramite apposite centraline di prelievo fisse o mobili. La valutazione analitica quantitativa viene eseguita secondo precise metodiche standardizzate.

Cosa dice la legge

Esistono diverse norme che trattano l’inquinamento atmosferico riconducibili al controllo degli impianti termici, degli impianti industriali e dei mezzi motorizzati, alla modifica delle caratteristiche dei combustibili, al raggiungimento degli obiettivi di qualità dell’aria, alla riduzione delle emissioni di inquinanti all’assunzione di provvedimenti urgenti alle aree urbane in relazione all’inquinamento da traffico, alla promozione di forme alternative di mobilità. Tra queste il Decreto Ministeriale n. 60 del 02.04.2002, emanato per ottemperare alle Direttive Europee, pone come valore limite orario 350 µg/m3 (da raggiungere entro il 2005 e da non superare più di 24 volte nell’anno civile), come limite giornaliero 125 µg/m3 (anche questo da raggiungere entro il 2005 e da non superare più di 3 volte nell’anno civile) e come limite annuale per la protezione della vegetazione 20 µg/m3. La soglia di allarme è di 500 µg/m3 (per 3 ore consecutive).
Il limite di sicurezza per i lavoratori esposti al biossido di zolfo, come TLV-TWA, è di 2 ppm, pari a 5,2 mg/m3; come TLV-STEL è di 5 ppm, pari a 13 mg/m3 (limiti indicati dall’ACGIH, American Conference of Governmental Industrial Hygienists).

Chi controlla

Le Agenzie ambientali, nazionale, regionali e della province autonome di Trento e Bolzano, hanno le competenze in materia di controlli dell’aria ambientale e delle emissioni in atmosfera. L’ARPAV, con i Dipartimenti Provinciali e l’Osservatorio Regionale Aria, effettua il monitoraggio della qualità dell’aria in ambito urbano e il controllo delle emissioni da fonti fisse (camini) attraverso l’analisi di diversi parametri tra cui gli ossidi di zolfo. Il controllo negli ambienti di lavoro è invece affidato ai Servizi di Prevenzione, Igiene e Sicurezza negli Ambienti di Lavoro (S.P.I.S.A.L.) delle ASL.

Prevenzione

I combustibili a basso contenuto di zolfo non sono facilmente disponibili e i processi che riducono il contenuto di zolfo sono costosi. Tuttavia in alcuni casi, grazie alla crescente sensibilizzazione dell’opinione pubblica al problema dell’inquinamento, si sono ottenuti importanti risultati come nel caso della sostituzione del gasolio con il gas metano per il riscaldamento e altre attività.
Un intervento prioritario va fatto sui sistemi di riscaldamento degli edifici pubblici e sui combustibili impiegati dai mezzi di trasporto collettivi.

Per saperne di più


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