DALL'A-MIANTO... ALLA Z-ANZARA...
POLLINI

Cosa sono
I pollini sono l'elemento maschile della riproduzione delle piante ed hanno il compito di fecondare l'ovulo contenuto nei fiori, così come avviene con gli spermatozoi nelle specie animali. Alcuni pollini possono essere responsabili di disturbi allergici. Essi sono prodotti dalle piante cosiddette anemofile, che affidano il loro polline al vento, in grandi quantità, perchè raggiunga i fiori di piante lontane anche decine di chilometri. Altre piante sono invece dette entomofile: il loro polline viene trasportato dagli insetti di fiore in fiore e solo in circostanze molto particolari possono dar luogo ad allergie.
Dove si trovano
I pollini hanno un diametro inferiore ai 40-50 millesimi di millimetro e sono quindi invisibili ad occhio nudo. Alcuni sono relativamente pesanti e possono essere ritrovati in un raggio di poche decine o centinaia di metri dalle piante da cui sono prodotti. Altri, trasportati dal vento, possono raggiungere grandi distanze: sono stati captati pollini capaci di produrre allergia anche su navi in navigazione a 100 Km dalla costa. I più importanti pollini allergenici provengono da piante erbacee (Graminacee, Composite, Urticacee) e da alberi (betulla, nocciolo, olivo, cipresso, carpino). La diffusione della sensibilizzazione a pollini un tempo poco rilevanti dal punto di vista allergologico (pollini "emergenti") è legata all'introduzione accidentale di nuove specie infestanti (ad es. l'ambrosia) e all'introduzione di specie "esotiche", per uso ornamentale in parchi e giardini.
Quale rischio comportano
Nel polline sono contenute particolari sostanze, dette antigeni, che stimolano il sistema immunitario a produrre particolari anticorpi, le
immunoglobuline della classe E (IgE). L’incontro tra antigeni ed anticorpi IgE dà inizio ad una complessa serie di fenomeni che conduce alla
reazione allergica. Compaiono così i sintomi propri della cosiddetta “pollinosi”: lacrimazione, prurito e arrossamento alle congiuntive,
starnuti ripetuti, prurito al naso, secrezione acquosa abbondante e congestione con sensazione di naso chiuso. Frequente la cefalea frontale
e la riduzione dell'olfatto. I sintomi possono scomparire rapidamente come si sono presentati, all'improvviso, ma talora persistono per
buona parte della giornata. E' caratteristica una sensazione di stanchezza e una difficoltà di concentrazione che influisce negativamente
sulle prestazioni scolastiche e lavorative: il raffreddore allergico è una condizione penosa e invalidante per chi ne è affetto e non va
sottovalutato. Non è infrequente che compaia anche la tosse, secca e stizzosa, spesso notturna, accompagnata da difficoltà di respiro e
dai caratteristici sibili intratoracici propri dell'asma bronchiale, temibile complicanza della pollinosi. Più rari, ma non eccezionali, i sintomi
alla pelle: il contatto diretto con pollini e piante che li producono può causare orticaria, con prurito, rossore e comparsa di pomfi, simili a
quelli causati dalla puntura delle zanzare. Si stima che i pollinotici siano oltre il 10% della popolazione in Italia, il 15% in Europa e il 20% negli Stati Uniti. La frequenza delle malattie allergiche è raddoppiato negli ultimi 20 anni.
I periodi di pollinazione variano secondo la latitudine, l’altezza sul livello del mare e le condizioni climatiche di ciascuna zona.
Nella figura
1 è riportato un esempio dell’andamento della pollinazione in diverse aree del territorio italiano. E’ quindi necessario disporre di un
calendario pollinico basato su rilievi eseguiti nella specifica zona in cui il paziente allergico risiede.
Orientativamente molti pollini d’albero (betulla, nocciolo, ontano, cipresso, carpino) si diffondono in aria precocemente, già alla fine di
gennaio fino a marzo-aprile. I pollini di Graminacee sono presenti in aria da aprile a giugno, la Parietaria (erba vetriola), una pianta
infestante della famiglia delle Urticacee, che cresce nei terreni incolti e in prossimità dei ruderi, ha un periodo di fioritura lungo, da maggio
a settembre. Le Composite pollinano da fine agosto a settembre. L’olivo ha un breve periodo di pollinazione in maggio. Nell’Italia centromeridionale
i pollini di olivo sono più abbondanti e presenti più a lungo. Nella figura 2 sono schematizzati i periodi di pollinazione-tipo nel
Veneto. Nella figura sono indicati anche gli Acari della polvere, i cui allergeni sono presenti nelle abitazioni per tutto il tempo dell’anno.
Pur essendo chiaramente dimostrata una relazione tra la presenza di pollini aerodispersi e i sintomi correlati, non è agevole stabilire quale
sia la concentrazione minima di pollini capace di causare i disturbi (soglia). Il contatto del polline con le mucose provoca infatti
un’infiammazione, che rende l’organo colpito (naso, bronchi) più sensibile. Così, se ad esempio all'inizio di stagione è necessaria una
concentrazione di 50 granuli pollinici per metro cubo d'aria per scatenare i sintomi di allergia, verso la fine del periodo di pollinazione
possono essere sufficienti 10 granuli/m3. La lettura dei calendari pollinici non è quindi sempre semplice ed immediata. Molti pazienti
allergici ai pollini vanno incontro a prurito e gonfiore delle labbra, del palato e della gola in seguito all'ingestione di alimenti vegetali che
contengono antigeni simili a quelli dei pollini (antigeni crociati). Si tratta della cosiddetta Sindrome Orale Allergica (SOA) e può comparire
ingerendo mele, pere, albicocche, kiwi in chi è allergico a pollini di betulla, mentre chi è sensibilizzato alle graminacee può avere brutte
sorprese con il melone, l'anguria, il pomodoro e altri alimenti ancora. In tabella 1 sono riportati alcuni esempi di possibili cross-reattività
tra pollini e alimenti. E' opportuno sottolineare che la SOA si manifesta solo in una piccola percentuale dei soggetti con allergia a pollini e
non coinvolge tutti insieme gli alimenti elencati.
Come si rilevano
La rilevazione viene effettuata tramite campionatori volumetrici, disposti in punti di prelievo selezionati, che aspirano l’aria in continuo trattenendo i pollini su un vetrino ricoperto di silicone. I pollini vengono poi riconosciuti al microscopio in base alle loro caratteristiche e contati, fornendo un dato giornaliero espresso in granuli/m3 d’aria aspirata. Dai dati così raccolti possono essere costruiti dei veri e propri “calendari pollinici” con l’andamento delle diverse famiglie durante l’anno. La metodica consente di riconoscere anche alcune spore fungine capaci di causare allergia (Alternaria, Epicocco, ecc.). Le notevoli variazioni delle concentrazioni dei granuli pollinici dispersi in aria da un anno all'altro rendono necessario un monitoraggio costante. La disponibilità di dati storici sull'andamento pollinico, correlata allo studio dei parametri climatici locali, consentono di elaborare modelli previsionali, utilizzabili anche in campi diversi dalla clinica, in particolare per problematiche legate alle attività agricole.
Cosa dice la legge
L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) in un meeting tenuto a Roma nel 2003 raccomanda il monitoraggio dei pollini capaci di dare
allergia dispersi in aria come parametro per la valutazione della qualità dell’aria.
Per il problema particolare dei pollini di Ambrosia, la Regione Lombardia ha approvato (Direzione Generale Sanità n. 389 del 4 maggio 2004)
linee guida di prevenzione delle allergopatie da Ambrosia per gli anni 2004-2006.
Chi controlla
In Italia esiste dal 1985 la Rete Italiana di Monitoraggio degli Allergeni coordinata dall’Associazione Italiana di Aerobiologia (A.I.A.) in
collaborazione con l’Istituto di Scienze dell’Atmosfera e dell’Oceano (I.S.A.0 – C.N.R.) costituita da circa 80 centri sull’intero territorio
nazionale.
L’ARPAV con il Centro Meteorologico di Teolo è il nodo regionale del Sistema Integrato di Monitoraggio dei Pollini nella Regione Veneto
che vede coinvolte in attività di monitoraggio e ricerca i vari Dipartimenti ProvincialI dell’ARPAV, le aziende sanitarie , le università e altri
enti di ricerca e l’APAT. Ciò permette di alimentare un sistema informativo attraverso cui elaborare mappe di distribuzione dei pollini,
calendari pollinici e un bollettino areobiologico-pollini.
Prevenzione
Solo le latitudini polari o tropicali garantiscono una sufficiente protezione dai pollini trasportati dal vento. Sfuggire ai pollini è quindi
piuttosto difficile e non è alla portata di tutte le tasche. E’ utile tenere i finestrini chiusi in automobile o in treno, evitare le gite in
campagna, lavarsi i capelli e cambiare gli abiti dopo la permanenza all’aperto per lunghi periodi, procedere ad una periodica pulizia dei filtri
degli impianti di condizionamento sia degli edifici che dei veicoli.
La prevenzione si può attuare in modo sistematico ed efficace tramite l’informazione al paziente e al medico curante riguardo al periodo
di fioritura e di pollinazione delle piante cui è il paziente è allergico e fornendo regolarmente informazioni sulle concentrazioni dei pollini
in aria durante la stagione. In questo modo potranno essere effettuate tempestivamente le terapie preventive o di copertura farmacologica.
I calendari pollinici sono dunque uno strumento insostituibile anche per guidare il medico nella diagnosi e nella prescrizione della terapia.
Va ricordato infine che è possibile intervenire nella scelta delle piante ornamentali nel verde pubblico e privato, scegliendo le specie con
capacità allergenica assente o minima.
Per saperne di più
Tabella 1. Alimenti per cui è descritta una reattività crociata con i pollini.

Figura 1. Esempio dell’andamento della pollinazione in diverse aree del territorio italiano.

Figura 2. Periodi di pollinazione-tipo nel Veneto.



