DALL'A-MIANTO... ALLA Z-ANZARA...
RADIAZIONI NON IONIZZANTI

Cosa sono
Con il termine di Radiazioni Non Ionizzanti (NIR= Non Ionizing Radiation) si indicano i campi elettromagnetici (CEM) che si propagano nello spazio sotto forma di onde elettromagnetiche; tali onde non possiedono l’energia necessaria per causare fenomeni di ionizzazione, vale a dire che non sono in grado di rompere i legami atomici della materia trasformando atomi o molecole in particelle cariche elettricamente, chiamate “ioni” (vedi Radiazioni ionizzanti). Le NIR comprendono radiazioni di bassa frequenza (in particolare frequenze estremamente basse ovvero Extremely Low Frequencies - ELF- e frequenze molto basse ovvero Very Low Frequencies -VLF-) e radiazioni di alta frequenza (radiofrequenza -RF-, microonde, radiazione infrarossa -IR- e luce visibile). Questa suddivisione viene convenzionalmente fatta in relazione ai possibili effetti dei campi sugli organismi viventi e per effettuare la valutazione dell’inquinamento degli ambienti di vita.
Dove si trovano
L'uomo si è evoluto in un ambiente in cui è costantemente presente un modesto fondo naturale di campi elettromagnetici che provengono
da sorgenti naturali: il campo elettrico statico e il campo magnetico della terra, l'attività del sole, delle stelle e dei fenomeni meteorologici.
L'impiego dell'elettricità per uso residenziale e industriale ha comportato un aumento dell'esposizione. Le sorgenti artificiali più comuni
sono, per le basse frequenze, gli elettrodotti e più in generale gli impianti di distribuzione dell’energia elettrica e gli elettrodomestici; per
le alte frequenze le teleradiocomunicazioni, la telefonia mobile, i sistemi di controllo dei trasporti navali ed aerei e le applicazioni industriali
e sanitarie. In tabella 1 sono riportate alcune sorgenti di campi elettromagnetici, con l'indicazione delle rispettive frequenze e lunghezze
d'onda.
Sorgenti di radiazioni a bassa frequenza. Producono radiazioni con frequenze comprese tra i 3 e i 300 Hz, tuttavia dal punto di vista pratico
le frequenze di maggior interesse sono quelle di 50 Hz (ELF), proprie della corrente alternata della rete elettrica. La rete di distribuzione
dell'energia elettrica è costituita da un circuito che comprende le centrali elettriche, le linee elettriche (elettrodotti), e le cabine di
trasformazione. La tensione degli elettrodotti può arrivare fino a 380.000 volt (380 kV) che devono essere ridotti a 220 V per l'impiego
domestico. Gli elettrodotti producono campi elettrici che dipendono dalla tensione di esercizio e campi magnetici variabili nel tempo e
proporzionali all’intensità di corrente che scorre lungo i fili. L'intensità dei campi elettrico e magnetico diminuisce poi con l'aumentare della
distanza dal conduttore. Il campo elettrico è facilmente schermabile da alberi e edifici, mentre il campo magnetico è difficile da schermare.
Sorgenti di radiazioni ad alta frequenza. Producono radiazioni con frequenze comprese tra 300 Hz e 300 GHz, tuttavia dal punto di vista
pratico le frequenze di maggior interesse sono quelle riguardanti i ripetitori Radiotelevisivi (RTV) e le Stazioni Radio Base (SRB) per la
telefonia cellulare (900 Hz – 2200 Hz). In ambito sanitario i CEM ad alta frequenza sono utilizzati sia a scopo diagnostico (risonanza magnetica nucleare = NMR) che terapeutico (radar e marconiterapia, stimolazioni con correnti elettriche, radiobisturi, ecc.).
Il campo elettrico e il campo magnetico prodotti da RTV e SRB sono direttamente proporzionali tra loro e, per questo motivo, il parametro
di riferimento risulta essere il campo elettrico. I campi elettrici prodotti dipendono dalla potenza in antenna e dalle caratteristiche tecniche
degli impianti; i valori di campo elettrico aumentano avvicinandosi all’antenna e quindi, normalmente al suolo si riscontrano valori
sensibilmente inferiori a quelli che si registrano nella vicinanza del centro elettrico dell’antenna.
Quale rischio comportano
Le radiazioni non ionizzanti non possiedono sufficiente energia per penetrare nella cellula e danneggiare direttamente il DNA presente nel
nucleo. Per la valutazione degli effetti sulla salute delle sorgenti di campi elettromagnetici si mantiene la distinzione tra sorgenti a bassa
frequenza e sorgenti ad alta frequenza in quanto emissioni di tipo diverso provocano effetti diversi sull’organismo.
Esposizione alle basse frequenze
I campi a frequenza estremamente bassa (ELF) hanno la capacità di indurre correnti nel corpo umano. Nell'organismo sono normalmente
presenti correnti elettriche endogene, indispensabili per i processi vitali. L'entità delle correnti indotte dai campi ELF è tuttavia modesta e
insufficiente a consentire ipotesi di danno biologico. Possiamo distinguere gli effetti acuti o a breve termine dagli effetti cronici o a lungo
termine.
Effetti acuti: si manifestano nel breve periodo come immediata conseguenza di elevate esposizioni e sono in genere completamente
reversibili. Sono stati segnalati effetti sul sistema visivo e sul sistema nervoso centrale, stimolazione di tessuti eccitati, extrasistole e
fibrillazione ventricolare. Sono stati segnalati anche sintomi quali cefalea, insonnia e affaticamento, in presenza di CEM sia di bassa che di
alta frequenza al di sotto dei limiti raccomandati per la protezione dagli effetti acuti (ipersensibilità elettromagnetica). In questi casi risulta
però difficile separare gli effetti dovuti all’esposizione da quelli di tipo psicosomatico legati a fenomeni di autosuggestione.
Effetti cronici: possono manifestarsi dopo periodi anche lunghi di latenza in conseguenza di lievi esposizioni, senza alcuna soglia certa; tali
effetti hanno una natura probabilistica: all’aumentare della durata dell’esposizione aumenta la probabilità di contrarre un danno ma non
l’entità del danno stesso.
Il rischio sul quale si è focalizzata l'attenzione dei ricercatori e dell'opinione pubblica è la possibilità che l'esposizione a radiazioni non
ionizzanti possa indurre la comparsa di tumori, sulla base dei risultati di una serie di indagini epidemiologiche. In campioni di popolazione
infantile residente in prossimità di linee elettriche ad alta tensione, alcune indagini hanno evidenziato un aumentato rischio di leucemia.
Il rischio resta costante tra 0.2 e 0.4 microtesla (_T), mentre tende a crescere per intensità più elevate.
Una stima dell’Istituto Superiore della Sanità calcola che in Italia l’esposizione ai campi magnetici a 50-60 Hz possa provocare ogni anno
tre casi di leucemia infantile Allo stato attuale non si dispone di risultati univoci ottenuti da studi epidemiologici con adeguata valutazione
dell'esposizione e dei possibili fattori di errore legati alla selezione dei campioni di popolazione. Si può concludere pertanto che, in assenza
di informazioni adeguate sul meccanismo d'azione dei CEM derivati da studi su cellule e animali da esperimento e di risultati univoci degli
studi epidemiologici, per nessuna patologia cronica si può affermare con sicurezza l'esistenza di un rapporto causale con i campi elettromagnetici.
Nell'incertezza è comunque giustificata l'applicazione del principio di precauzione e l'obiettivo di mantenere l'esposizione
della popolazione generale e dei lavoratori ai più bassi livelli tecnicamente realizzabili.
L’Agenzia Internazionale per la ricerca sul cancro (IARC) ha classificato i campi magnetici nella classe 2B (possibili cancerogeni per l’uomo),
insieme al caffè.

Gli studi epidemiologici non hanno fornito la prova che esista una associazione tra esposizione ai CEM a 50-60 Hz e malattie diverse dalla
leucemia infantile.
Esposizione alle alte frequenze
Con il crescere della frequenza aumenta progressivamente l'energia veicolata dal campo, che viene ceduta ai tessuti sotto forma di calore.
Questo effetto è significativo per i campi ad alta frequenza e viene definito effetto termico.
Effetti acuti: le radiazioni da radiofrequenze, a dosi molto elevate, sono in grado di causare gravi danni legati al calore quali ustioni,
cataratta, sterilità temporanea. Si tratta in genere di incidenti o infortuni legati ad esposizione professionale.
Effetti cronici: gli studi epidemiologici che hanno analizzato gli effetti dell’esposizione a radiazioni emesse da antenne e ripetitori hanno
dato risultati contraddittori. L’Organizzazione Mondiale della sanità (OMS) sostiene che “non c’è nessuna evidenza convincente che
l’esposizione a radiofrequenze abbrevi la durata della vita umana, né induca o favorisca il cancro”.
Esposizione a Sorgenti di Radiazioni infrarosse (IR)
L'esposizione è soprattutto professionale (conduttori di forni, addetti alla fusione di metalli, soffiatori di vetro, ecc.). I danni si manifestano
soprattutto a livello dell'occhio, con infiammazione delle palpebre e delle congiuntive e possibile comparsa di cataratta per lesioni al
cristallino, una piccola lente naturale posta nella parte anteriore dell'occhio.
Esposizione a Sorgenti di Radiazioni ultraviolette (UV)
L'esposizione acuta provoca le ben note lesioni cutanee caratterizzate da rossore e bruciore della pelle. L'esposizione cronica , quale si può
verificare in individui che lavorano prevalentemente all'aperto (pescatori, muratori, ecc.), può causare danni alla cute di diversa entità, da
un invecchiamento precoce, fino ad un'aumentata probabilità di cancro della pelle.
Come si rilevano
La rilevazione ambientale dell'esposizione a CEM varia a seconda della sorgente e del tipo di radiazione, ad alta o bassa frequenza.
La rilevazione dei campi elettromagnetici può essere eseguita utilizzando dei modelli matematici che permettono di calcolare l’intensità del
campo elettrico e del campo magnetico prodotti dalle diverse sorgenti sul territorio. Con tali modelli è possibili costruire delle mappe che
mettono in evidenza l’andamento del campo elettrico e del campo magnetico sul territorio a partire dalle caratteristiche tecniche delle
sorgenti, dalla loro localizzazione e dalle informazioni sull’ambiente (cartografia numerica, informazioni sugli edifici,…).
La rilevazione dei CEM viene eseguita, inoltre, attraverso misure sperimentali che possono essere effettuate rilevando con lo strumento di
misura il contributo complessivo di tutte le sorgenti presenti (banda larga) oppure in banda stretta (misure selettive in frequenza, che
permettono di distinguere il contributo delle singole sorgenti).
Cosa dice la legge
La normativa nazionale e regionale per la tutela della popolazione dagli effetti dei campi elettromagnetici disciplina separatamente i campi
elettromagnetici a bassa frequenza (elettrodotti) e ad alta frequenza (telefonia mobile, impianti radiotelevisivi, ponti radio, stazioni radio
base, ecc.). Inoltre, la normativa nazionale distingue tra effetti acuti ed effetti cronici. Per gli effetti acuti (da esposizione di breve periodo),
è possibile individuare una soglia di esposizione di sicurezza e stabilire di conseguenza limiti di esposizione. Nel caso degli effetti cronici
(da esposizione di lungo periodo) invece, non è possibile stabilire alcun livello di soglia. In questo caso il rischio per la salute è infatti di
natura probabilistica: questo significa che all’aumentare dell’esposizione aumenta non l’entità ma la “probabilità” di subire un danno alla
salute. In base al principio di precauzione, quindi, sono stati fissati dei valori di attenzione e degli obiettivi di qualità, che non sono delle
vere e proprie soglie di sicurezza ma un riferimento operativo per la prevenzione e la tutela della salute della popolazione (vedi in tabella
3 le definizioni dei limiti utilizzate nella normativa).
Con la Legge 36/01 “Legge quadro sulla protezione dalle esposizioni a campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici” viene disciplinata la
materia per quanto riguarda sia le alte frequenze che le basse: in particolare vengono individuate le competenze dello Stato (fissazione di
limiti e soglie numeriche, ecc.) e degli enti locali (strumenti urbanistici e modalità di autorizzazione per le nuove installazioni, ecc.) e viene
assegnato alle ARPA regionali il supporto tecnico a Comuni e Province per le rispettive funzioni di controllo e vigilanza.
Basse frequenze
A livello nazionale, il DPCM 8/07/03 fissa limiti relativi agli effetti acuti, valori di attenzione per gli edifici con prolungata permanenza e i
luoghi per l’infanzia e obiettivi di qualità per le nuove costruzioni (edifici ed elettrodotti); inoltre stabilisce che le fasce di rispetto tra nuovi
edifici ed elettrodotti (e viceversa) siano definite sulla base del rispetto dell’obiettivo di qualità di 3 microtesla.
A livello regionale, la LR 27/93, entrata in vigore dal 1/1/2000, riguarda solo i nuovi elettrodotti e i nuovi piani regolatori relativamente a
destinazioni d’uso residenziali (o comunque di tipo prolungato) in prossimità di elettrodotti esistenti e stabilisce, attraverso deliberazioni
successive, delle distanze di rispetto minime dagli elettrodotti in modo tale che il campo magnetico non sia superiore a 0.2 microtesla.
Alte frequenze
Il DPCM 8 luglio 2003 fissa limiti di esposizione, e i valori di attenzione per la prevenzione degli effetti a breve termine e dei possibili effetti
a lungo termine nella popolazione dovuti all’esposizione di campi elettromagnetici generati da sorgenti fisse con frequenza compresa tra
100 kHz e 300 GHz; fissa inoltre gli obiettivi di qualità, ai fini della progressiva minimizzazione dell’esposizione ai campi medesimi e
l’individuazione delle tecniche di misurazione dei livelli di esposizione. Il D.Lgs. 259/03 uniforma sul territorio nazionale i criteri per le
installazioni di impianti per telefonia cellulare, prevedendo autorizzazioni o denunce di inizio attività (a seconda della potenza
dell’impianto) con autocertificazione di compatibilità con le soglie di legge del nuovo impianto e pronunciamento obbligatorio dell’ARPA.
La Regione Veneto - con legge regionale n. 29 del 1993 - ha stabilito l’obbligo di autorizzazione all’installazione (della provincia) per
impianti con potenza superiore a 150 W e di comunicazione di attivazione al di sotto di tale soglia. Tutte le normative citate non si
applicano in ambito lavorativo e nell'utilizzazione delle onde elettromagnetiche per scopi sanitari, per le quali esistono specifici riferimenti.
Nella tabella 4 si riportano i limiti di esposizione, i valori di attenzione e gli obiettivi di qualità previsti dalla normativa nazionale e regionale.
Chi controlla
Le Agenzie ambientali, nazionale, regionali e della province autonome di Trento e Bolzano sono gli enti istituzionalmente proposti al
controllo ambientale dei campi elettromagnetici. L’attività di controllo è finalizzata sia a garantire che l’impatto ambientale delle sorgenti
(elettrodotti, impianti di telecomunicazione, ecc.) sia compatibile con quanto previsto dalla normativa, sia a verificare complessivamente
lo stato dell’ambiente rispetto all’inquinamento elettromagnetico. La legge 36/01 assegna alle Agenzie Ambientali il supporto tecnico a
Comuni e Province per le rispettive funzioni di controllo e vigilanza. In tale ambito l’ARPAV, attraverso l’Osservatorio Agenti Fisici e i
Dipartimenti Provinciali , ha realizzato il catasto georeferenziato delle linee elettriche ad alta tensione del Veneto e quello degli impianti di
telefonia mobile (Progetto ETERE). Il progetto ETERE ha come obiettivo la mappatura territoriale dei campi elettromagnetici a partire dalla
conoscenza della localizzazione e della tipologia tecnica delle sorgenti presenti sul territorio. Tale mappatura permette la conoscenza dei
valori di campo elettromagnetico presenti sul territorio, con evidenziazione di eventuali situazioni critiche, permette di effettuare delle
valutazioni preventive della recettività ambientale di un sito rispetto all’installazione di nuovi impianti e permette di costruire gli indicatori
sintetici di pressione e di stato rispetto all’inquinamento elettromagnetico. I controlli possono essere effettuati attraverso delle valutazioni
modellistiche utilizzate soprattutto in fase preventiva all’installazione o alla misura, oppure attraverso misure sperimentali successive
all’installazione. Le valutazioni modellistiche sono utilizzate perché permettono un approccio cautelativo e permettono di evidenziare gli
edifici in cui si riscontrano i valori di campo elettrico più elevati; infatti i valori di campo elettrico sono calcolati ipotizzando gli impianti
nella configurazione di massima espansione, e non considerano le attenuazioni dovute agli edifici.
I controlli sperimentali sono interventi complessi eseguiti nell’intorno di un impianto o di un elettrodotto; essi comprendono: sopralluogo,
valutazione preventiva, serie di misure, analisi dei risultati e relazione conclusiva. I controlli successivi sono i controlli su un singolo
impianto fatti nell’ambito dell’iter autorizzativo per verificare, a sorgente installata, che essa rispetti le condizioni poste dall’autorizzazione;
i controlli programmati sono controlli fatti di iniziativa dell’Agenzia nell’ambito dei suoi compiti istituzionali o in relazione a specifici obblighi di legge; i controlli a richiesta sono quelli effettuati a seguito di richieste esterne (Comuni, cittadini…).
L’ARPAV effettua inoltre il monitoraggio in continuo del campo elettrico emesso dagli impianti di telecomunicazione con particolare
riferimento alle stazioni radio-base. Questa attività rientra nell’ambito di un progetto sperimentale promosso dal Ministero delle
Comunicazioni: i dati sono rilevati attraverso centraline mobili che vengono posizionate nei punti di interesse per durate variabili;
orientativamente la durata della campagna di monitoraggio varia da una settimana ad un mese o più. I dati in diretta si riferiscono al valore
medio orario e al valore massimo orario registrati per ogni ora nell’arco delle giornate precedenti e validati. Alla fine di ciascuna campagna
vengono emessi dei bollettini riassuntivi.
Prevenzione
Tenendo conto che anche nell’ambiente di vita sono presenti numerose sorgenti di campi elettromagnetici, si è creata una certa
preoccupazione per i possibili effetti sulla salute soprattutto per quanto riguarda l'esposizione di lunga durata. Tali effetti sono stati
oggetto di un gran numero di studi scientifici e, allo stato attuale delle conoscenze, l'allarme per gli effetti delle radiazioni non ionizzanti
è stato in parte ridimensionato. E’ necessario sottolineare che in alcune tecnologie, come ad esempio nei sistemi di telecomunicazione, o
nelle apparecchiature radar l’emissione di campi elettromagnetici è indispensabile alla funzione dei sistemi. Nel caso degli elettrodotti,
deputati al trasporto dell’energia elettrica, la generazione di CEM è, invece, un effetto secondario rispetto al funzionamento della rete di
distribuzione.
La normativa nazionale e regionale del Veneto prevede l’adozione di fasce di rispetto a tutela della popolazione; nel caso si riscontrino dei
superamenti dei parametri indicati dalla normativa vigente le tipologie di intervento per la protezione della popolazione sono numerose,
ma spesso pongono problemi di grande complessità e di alto impatto economico: spostamento o interramento della linea, ottimizzazione
delle fasi, impiego di linee compatte, ecc.. Sono provvedimenti che vanno studiati accuratamente caso per caso prima di essere messi in
opera. L’installazione delle Stazioni Radio Base per la telefonia mobile viene autorizzata da ARPAV a seguito della valutazione preventiva
dei campi elettromagnetici prodotti dalla SRB, tenuto conto dei contributi delle antenne vicine, della potenza del trasmettitore e
dell'inclinazione verticale dell'antenna stessa.
I ripetitori Radiotelevisivi sono normalmente situati in punti elevati del territorio (colline o montagne) per poter coprire grandi bacini
d’utenza; sebbene le potenze in antenna utilizzate siano abbastanza elevate, tuttavia la localizzazione di queste antenne prevalentemente
al di fuori dei centri abitati comporta il superamento dei limiti in pochi casi.
In generale l'osservanza dei limiti di legge viene regolarmente verificata attraverso misure in situ di campo elettromagnetico.
Anche negli ambienti di vita e di lavoro sono presenti numerose sorgenti di campi elettromagnetici di intensità tutt’altro che trascurabile,
come si può vedere in tabella 2 per l'esposizione acuta e in tabella 5 per l'esposizione di lungo periodo. E' bene ricordare che i campi elettrici
sono prodotti da qualunque dispositivo collegato ad una presa elettrica, anche se non acceso e che possono essere facilmente schermati.
I campi magnetici, al contrario, sono prodotti solo da apparecchi elettrici in funzione e sono difficilmente schermabili. L'uso di interruttori
che isolino gli elettrodomestici quando non sono in funzione consente quindi significative riduzioni dei CEM.
Per saperne di più
- http://www.arpa.veneto.it
- http://www.who.int/peh-emf/about/WhatisEMF/en/
- http://www.ac.infn.it/Ingegneria/commissione/rel/RNI.pdf
Tabella 1. Sorgenti di onde elettromagnetiche

Tabella 2. Valori indicativi (espressi in microtesla) dei campi magnetici generati da alcuni elettrodomestici a diversa distanza dal corpo.

Tabella 3. Definizione dei limiti di esposizione secondo la normativa L. n. 36/2001

Tabella 4. Esposizione a campi elettromagnetici ad alte e basse frequenze. Limiti di esposizione, valori di attenzione e obiettivi di qualità.

Tabella 5. Campi magnetici prodotti da alcuni apparecchi elettrici



