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RADON

Cos'è
Il radon, specificatamente l’isotopo 222Rn, è un gas radioattivo prodotto dal decadimento
dell’Uranio (238U) naturalmente presente nell’ambiente: graniti, tufi, pozzolane, ecc..
E’ inodore e incolore e, appartenendo al gruppo dei gas nobili, è chimicamente inerte.
Dove si trova
Il radon è presente naturalmente nel suolo, nelle rocce, nelle falde acquifere e nei materiali da costruzione (cementi, laterizi, ecc.). Salvo
uso di particolari materiali di costruzione (es. tufo), in generale la sorgente principale è il suolo.
In quanto gas, il radon è in grado di muoversi e fuoriuscire dal terreno o dai materiali in cui si trova e propagarsi nell'ambiente: in questo
caso si disperde rapidamente nell’atmosfera. Negli ambienti chiusi invece, come negli edifici, può accumularsi nell’aria fino a raggiungere
concentrazioni elevate.
Non tutti i territori sono interessati alla presenza di radon nella stessa misura. Alcune zone per la loro composizione geologica sono
particolarmente interessate al fenomeno rispetto ad altre in cui l’entità delle emissioni naturali di radon sono molto limitate o addirittura
non rilevabili.
Nel periodo 1989 - 94 è stata realizzata un’indagine nazionale sull’esposizione al radon nelle abitazioni che ha quantificato in 70 Bq/m3 la
concentrazione media italiana e in 59 Bq/m3 quella media del Veneto (Bq = Bequerel, unità di misura della radioattività, grandezza
utilizzata per quantificare la presenza di sostanze radioattive; 1 Bq corrisponde ad una disintegrazione al secondo).
Nel 2000 si è conclusa una indagine promossa dalla Regione Veneto e coordinata dal Centro Regionale Radioattività (CRR) di Verona in
collaborazione con i Dipartimenti Provinciali dell’ARPAV che ha definito una prima mappatura del territorio regionale e una preliminare
individuazione di aree con livelli elevati di radon indoor (prone areas). Possibili aree ad alto potenziale sono state individuate, sempre in
modo preliminare, nel nord delle province di Belluno (in alcune zone del Cadore, dell’Agordino e del Comelico) e di Vicenza (nell’alta Val
d’Astico e nella zona pedemontana sottostante). Alcune zone isolate con alti livelli di radon sono state individuate anche in provincia di
Treviso, nelle aree di Asolo e del Cansiglio, e nella zona dei Colli Euganei, in provincia di Padova (probabilmente a causa della struttura
geologica del terreno).
La presenza di radon all’interno degli edifici dipende però anche dai materiali e dalla conformazione architettonica dell’edificio stesso.
Possono inoltre avere influenza anche le condizioni climatiche in quanto la differenza di temperatura tra interno ed esterno dell’edificio e l’effetto del vento, che rendono la pressione atmosferica all’interno delle costruzioni più bassa di quella del sottosuolo, favoriscono
l’ingresso del gas dal suolo verso l’interno delle abitazioni.
Quale rischio comporta
Gli effetti sanitari dell’esposizione al radon sono stati messi in luce dagli studi epidemiologici condotti sui minatori delle miniere di uranio.
Questi studi storici hanno rivelato una stretta relazione tra l’esposizione al radon e l’incidenza di cancro polmonare. L’Organizzazione
Mondiale della Sanità (WHO-OMS) ha dichiarato fin dal 1988, attraverso l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC), che il
radon è una delle 75 sostanze cancerogene per l’uomo assieme a benzene, amianto, fumo di tabacco, ecc..
Nel processo di decadimento del radon, si formano in aria delle sostanze radioattive (che possono aderire alle particelle del pulviscolo o
restare libere); con la respirazione, queste sostanze penetrano nei bronchi e nei polmoni e agire come fattore cancerogeno. L’esposizione
naturale a radon che interessa la popolazione generale è almeno 100 volte inferiore rispetto a quella dei minatori. Gli studi epidemiologici
effettuati finora hanno evidenziato un aumentato rischio di cancro polmonare legato al radon nei fumatori, mentre nei non fumatori la
relazione non è sufficientemente dimostrata.
Come si rileva
La misurazione dei livelli di radon nelle abitazioni, nelle scuole e nei luoghi di lavoro è importante per valutare il rischio e la necessità di
azioni preventive. Per ottenere una misura significativa del livello di radon all’interno di un ambiente chiuso bisogna tener conto che la
concentrazione varia molto nel tempo; i valori massimi si raggiungono in inverno, quelli minimi in estate.
I dispositivi di misura più idonei per misurazioni lunghe, semestrali o annuali, sono i dosimetri passivi, del tipo di quelli impiegati dal
personale dei reparti ospedalieri di radiologia. Variazioni si verificano anche a seconda del locale selezionato per la misura: per ottenere
stime cautelative dell’esposizione degli occupanti, il dosimetro deve essere posizionato al piano più basso dell’abitazione, dove in generale
la concentrazione di radon è più elevata, e nell’ambiente in cui si trascorre la maggior parte del tempo.
Cosa dice la legge
La normativa italiana (D.Lgs 25/05/00 n. 241) ha stabilito una soglia per l'esposizione al radon negli ambienti di lavoro di 500 Bequerel per
metro cubo. Per quanto riguarda le abitazioni, invece, non esiste in Italia una normativa specifica ma una raccomandazione della Comunità
Europea (Raccomandazione CE 90/143) che indica i valori oltre i quali si suggerisce di intraprendere azioni di rimedio: 400 Bequerel per
metro cubo per le abitazioni già esistenti e 200 Bequerel per metro cubo per quelle di nuova costruzione.
La Regione Veneto ha adottato una delibera (DGR n. 79 del 18.01.2002) con cui ha fissato in 200 Bequerel per metro cubo il valore di
riferimento per le abitazioni al di sopra del quale sono consigliabili interventi di rimedio.
Importanti indicazioni in merito sono contenute nelle "Linee-guida per la tutela e la promozione della salute negli ambienti confinati"
prodotte dal Ministero della Salute e pubblicate sul Supplemento ordinario n. 252 della G. U. n. 278 del 27/11/01.
Chi controlla
L’ARPAV, attraverso l’Osservatorio Agenti Fisici e i Dipartimenti Provinciali, coordina le ricerche e le misurazioni del radon. A tal riguardo è stato predisposto un elenco di organismi pubblici e privati ritenuti idonei per le misurazioni di radon in aria all’interno delle abitazioni del territorio veneto secondo procedure standard individuate dall’ARPAV.
Prevenzione
Per diminuire la concentrazione di radon all’interno di un’abitazione è possibile evitare o limitare l’impiego di materiali da costruzione ricchi di radon nelle abitazioni e minimizzare l’ingresso del gas dal terreno con adeguate tecniche di isolamento dei piani interrati. E’ possibile anche intervenire facilitando la rimozione del radon tramite interventi che favoriscano la ventilazione o l’aspirazione dell’aria negli edifici, l’inversione del flusso d’aria con sistemi di ventilazione forzata.


