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RIFIUTI

RIFIUTI

Cosa sono

Comunemente chiamiamo rifiuti i materiali e gli oggetti che nella vita di tutti i giorni eliminiamo. Consideriamo rifiuti ad esempio i vecchi giornali, gli imballaggi degli oggetti che acquistiamo, le bottiglie e tutti i contenitori “usa e getta” degli alimenti, gli sfalci d’erba del nostro giardino e gli avanzi dei nostri pranzi.
Anche nelle attività lavorative produciamo rifiuti: sono rifiuti gli imballaggi eliminati dai negozi, i materiali di demolizione dei cantieri edili, gli scarti dei macelli, la spazzatura delle strade raccolta dal servizio pubblico, l’olio esausto dei motori sostituito nelle officine e nei distributori, i residui di pittura, i solventi, i collanti e i prodotti chimici in genere utilizzati in tante attività industriali e artigianali.
Non è facile pertanto dare una definizione di rifiuto in quanto il modo di produrre e di consumare, di concepire l’igiene e utilizzare le risorse è cambiato nel corso dei secoli. Ciò che per noi costituisce un materiale inutile, solo pochi anni fa poteva rappresentare un bene da riutilizzare più volte e non certo da eliminare.
Secondo il D.Lgs. n.22 del 5.2.97, che rappresenta la normativa quadro sui rifiuti, è “rifiuto” qualsiasi sostanza od oggetto che rientri nelle categorie riportate in un elenco allegato al decreto stesso e “di cui il detentore si disfi o abbia deciso o abbia l’obbligo di disfarsi”. L’allegato non è comunque esaustivo e inoltre la definizione di rifiuto è stata oggetto di approfondimenti ed interpretazioni con l’ emanazione di successive norme e circolari esplicative (L.178/2002).

Dove si trovano

I rifiuti sono prodotti in tutti i luoghi di vita e lavoro.
Nella gestione dei rifiuti è importante la separazione a monte delle categorie merceologiche omogenee (carta, vetro, organico, metalli, plastica, ecc.) al fine di rendere possibile il recupero negli appositi impianti (cartiere, vetrerie, compostaggio, fonderie,...) e garantire il corretto trattamento delle frazioni non recuperabili (termovalorizzazione, biostabilizzazione, discarica). Anche i rifiuti pericolosi vanno raccolti separatamente per garantirne il trasporto e trattamento in condizioni di sicurezza.
Purtroppo spesso si verifica l’abbandono deliberato nell’ambiente di rifiuti legato all’incuria e alla maleducazione del singolo (ad esempio la lattina o il pacchetto di sigarette gettato a terra) oppure a veri atti criminali quando ad essere abbandonati nell’ambiente sono materiali o composti altamente tossici provenienti dalle attività industriali.

Quale rischio comportano

In natura esiste un ciclo continuo di materia per cui ciò che è rifiuto per certe categorie di organismi diventa “cibo” (fonte di energia) per altri (microrganismi decompositori).
Ciò avviene solo però se la velocità di produzione dei rifiuti non supera i tempi della loro degradazione (altrimenti i rifiuti si accumulano) e soprattutto se i rifiuti sono formati da materiali biodegradabili, ovvero da composti che vengono riconosciuti dai sistemi biologici presenti in natura entrando in questo modo nei naturali processi demolitivi.
Negli ultimi decenni l’attività industriale ha dato origine a una gran quantità di nuovi prodotti mai esistiti in natura (es. materie plastiche), per i quali i tempi di decomposizione legati ai processi naturali sono lunghissimi. I processi produttivi possono rilasciare altresì sostanze in grado di inquinare spesso in modo irreversibile l’ambiente (vedi POPs, diossine, metalli pesanti, inquinamento dell’acqua, inquinamento dell’aria, inquinamento del suolo).
Anche molti prodotti o materiali di uso corrente nella vita di tutti i giorni sono rifiuti “pericolosi” e se mescolati agli altri o abbandonati possono contaminare l’ambiente con sostanze tossiche o nocive pericolose per l’uomo, gli animali e la vegetazione. Sono rifiuti pericolosi ad esempio i medicinali scaduti, le pile e le batterie scariche, i contenitori di sostanze tossiche o infiammabili, gli oli minerali esausti. Un solo grammo di mercurio (contenuto nelle pile e nei termometri) è sufficiente per inquinare mille litri d’acqua. Tuttavia anche rifiuti apparentemente innocui, come gli scarti organici e la maggior parte dei rifiuti domestici, possono, se non gestiti correttamente, dare luogo a sostanze o emissioni pericolose per l’ambiente e la salute. E’ il caso del percolato che si produce nelle discariche, che può inquinare il suolo e le falde acquifere, e delle emissioni di fumi in atmosfera prodotti dalla combustione di rifiuti (vedi diossine).

Come si rilevano

La contaminazione ambientale provocata dai rifiuti può interessare il suolo, l’acqua e l’aria. Di conseguenza i controlli legati all’inquinamento da rifiuti vengono eseguiti sia sui rifiuti stessi che sui comparti ambientali di cui si sospetta la contaminazione.
Le determinazioni possono riguardare la caratterizzazione chimico-fisica o le determinazioni di agenti patogeni eventualmente presenti (analisi microbiologiche).

Cosa dice la legge

Le prime normative in materia di rifiuti risalgono alla fine del 1800. Riguardavano la salubrità e l’igiene degli abitati, vietando la deposizione dei rifiuti nelle zone abitate, e imponevano ai comuni di provvedere alla raccolta e allo smaltimento dei rifiuti domestici.
Anche le norme successive mantennero un approccio di tipo sanitario ed è solo con il D.P.R. 10.9.1982 n. 915 che lo smaltimento e il recupero dei rifiuti cominciano ad essere considerati anche sotto il profilo dei rischi di inquinamento dell’aria, dell’acqua e del suolo. Questa legge recepiva importanti principi comunitari basati sull’esigenza di assicurare la tutela dell’ambiente, il riciclaggio e il recupero dei rifiuti.
Il testo che ha superato la precedente frammentazione legislativa è stato il Decreto Legislativo 5 febbraio 1997 n. 22, noto come Decreto Ronchi, e promulgato come “Attuazione delle direttive CEE 91/156 sui rifiuti, CEE 91/689 sui rifiuti pericolosi e CEE 94/62 sugli imballaggi e sui rifiuti di imballaggio”. La successiva versione di questo decreto (D.Lgs. 8.11.97 n. 389) lo ha ampliato dando risposta ai dubbi interpretativi sorti in fase di applicazione del “Ronchi”.
I principi guida del nuovo testo di legge sono:

  • la prevenzione e la riduzione della produzione e della pericolosità dei rifiuti;
  • il riutilizzo, il riciclaggio ed il recupero di materia prima dai rifiuti;
  • lo smaltimento come fase residuale della gestione dei rifiuti da realizzare nelle stesse regioni di produzione in una rete integrata ed adeguata di impianti, con le migliori tecnologie esistenti;
  • la trasformazione della “tassa rifiuti” in “tariffa”, che comporta il pagamento di un tributo non più in base ai metri quadri della propria abitazione ma in base alla quantità e al tipo di rifiuti prodotti.
La nuova legge fissa anche degli obiettivi minimi di raccolta differenziata in “ambito territoriale ottimale” e introduce il principio del “chi inquina paga” e della “responsabilità condivisa” per la gestione degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggio stabilendo che gli oneri per la raccolta e il recupero siano a carico dei produttori e degli utilizzatori (costituzione dei consorzi di filiera: CONAI, COREPLA, COMIECO,...). La legge regionale 21.01.2000 n. 3 “Nuove norme in materia di gestione dei rifiuti”, recependo il Decreto Ronchi, si prefigge i seguenti obiettivi:
  • la valorizzazione delle capacità di proposta e di autodeterminazione degli enti locali mediante il loro coinvolgimento nelle procedure di aggiornamento e adozione dei piani regionali di gestione dei rifiuti;
  • la riduzione alla fonte della quantità e della pericolosità dei rifiuti prodotti;
  • l’incentivazione massima del recupero di rifiuti e di materiali riutilizzabili;
  • l’incentivazione massima della riutilizzazione dei rifiuti successivamente alle operazioni di recupero, come combustibile o come altro mezzo per produrre energia;
  • la progressiva riduzione delle discariche come sistema ordinario di smaltimento;
  • l’autosufficienza regionale per lo smaltimento dei rifiuti urbani ed assimilati, anche mediante la riduzione dei rifiuti da inviare a smaltimento.
Il D.Lgs 13 gennaio 2003, n. 36 “Attuazione della Direttiva 1999/31/CE relativa alle discariche di rifiuti” abroga e sostituisce le disposizioni che disciplinavano lo smaltimento dei rifiuti in discarica recando importanti novità, specie nell’ambito della classificazione e realizzazione delle diverse tipologie di discariche. Al fine di minimizzare gli impatti ambientali prodotti dalla discarica, la norma prevede la progressiva riduzione del conferimento dei rifiuti biodegradabili (per minimizzare la produzione di biogas e percolato) ed il pretrattamento dei rifiuti prima dello smaltimento.

Chi controlla

Le Agenzie ambientali, nazionale, regionali e della province autonome di Trento e Bolzano insieme ad altri soggetti istituzionali quali il Comando dei Carabinieri Tutela Ambiente (CCTA ex NOE), le Capitanerie di Porto, le Autorità di Bacino, il Magistrato alle Acque, il Corpo Forestale dello Stato hanno le competenze in materia di controlli ambientali.
L’ARPAV, attraverso l’ Osservatorio Regionale dei Rifiuti, svolge attività di indirizzo, coordinamento e raccolta dei dati a livello regionale e supporto alle attività di pianificazione e gestione della Regione, delle Province e dei Comuni. Attraverso i Dipartimenti Provinciali, l’ARPAV effettua i controlli nelle fasi di produzione, trasporto, stoccaggio, trattamento, recupero e smaltimento dei rifiuti attraverso sopralluoghi e campionamenti di frazioni di rifiuto, di percolato, di terreno contaminato, controlli sulle falde e sulle acque superficiali in prossimità di discariche e di siti contaminati da stoccaggio di rifiuti.

Prevenzione

La gestione dei rifiuti, secondo il Dlgs 22/1997, si conforma ai principi di responsabilizzazione e di cooperazione di tutti i soggetti coinvolti nella produzione, nella distribuzione, nell’utilizzo e nel consumo dei beni da cui originano i rifiuti.
La produzione di rifiuti e il loro smaltimento dipende pertanto da aspetti tecnici e organizzativi ma anche, in modo preponderante, dai comportamenti dei singoli. Gli operatori e i consumatori sono quindi chiamati ad agire partecipando responsabilmente alla gestione del problema rifiuti, mettendo in atto precise scelte sia sul piano individuale che collettivo conformi alle esigenze di riduzione, riutilizzo, valorizzazione, recupero e smaltimento dei rifiuti.
Ruolo fondamentale è dato alle campagne di comunicazione e informazione al cittadino finalizzate a fornire informazioni in ordine alla programmazione regionale di settore e alle conseguenti scelte operative, per promuovere comportamenti corretti e il senso di corresponsabilità collettivo per la gestione di questo problema ambientale.
Al fine di rendere possibile il riciclaggio dei rifiuti recuperabili fondamentale è il ruolo del cittadino e dei diversi produttori nella separazione a monte delle diverse categorie merceologiche.
A sostegno di consumi e prodotti più compatibili e quindi in grado di “generare” meno rifiuti lungo tutto il loro ciclo di vita, dalla produzione alla loro eliminazione finale, cominciano a dispiegarsi nuovi strumenti, almeno su scala europea, che rientrano in un quadro più ampio di interventi a favore di un consumo sostenibile, cioè di un consumo di beni e servizi che non comporti un eccessivo impoverimento delle risorse disponibili e determini una minore immissione nell’ambiente di rifiuti, emissioni legate al ciclo produttivo, alle fasi di trasporto e all’utilizzo stesso del bene.
Gli strumenti più importanti sono:

  • i marchi di qualità ecologica come gli eco-label che cercano di favorire l’affermazione sul mercato di prodotti industriali (o anche di servizi) a più alta efficienza ambientale. Il consumatore attento e sensibile farà richiesta di prodotti con questi marchi, spingendo altri ad una scelta produttiva;
  • la tassazione di prodotti ad alto impatto ambientale o la defiscalizzazione di prodotti o interventi per modificare la competitività dei prodotti e quindi favorire l’acquisto di prodotti a basso impatto ambientale;
  • la ”responsabilità estesa del produttore” che impone la gestione a fine vita dei prodotti. Tale principio è già attivo per il settore imballaggi e potrà essere esteso ad altre categorie come ad esempio gli autoveicoli e i componenti elettronici.
Nella vita di tutti i giorni possiamo:
  • scegliere prodotti con pochi imballaggi dando la preferenza a contenitori riutilizzabili;
  • non sprecare il cibo riducendo in questo modo gli scarti “umidi”;
  • riciclare oggetti ancora utili;
  • realizzare se possibile un compostaggio domestico per trasformare in fertilizzante i rifiuti organici della nostra cucina e i residui del nostro giardino (foglie, erba, fiori, ecc.);
  • fare la raccolta differenziata separando i materiali riciclabili, seguendo le indicazioni date dal proprio comune;
  • non gettare rifiuti per terra e non abbandonarli nell’ambiente.

Per saperne di più


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