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RISCHIO IDROGEOLOGICO

Cos'è
Il rischio idrogeologico, legato al fattore acqua (idro: pioggia e corsi d’acqua) e terra (geo: suolo, roccia, detriti), è determinato dalla probabilità del verificarsi di un evento catastrofico naturale come l’alluvione, la frana e la valanga, dannoso per l’ambiente e per l’uomo. Normalmente l’evento idrogeologico è la conseguenza di un fenomeno climatico (pioggia, neve, ecc.) di eccezionale portata e intensità che in particolari situazioni ambientali provoca dilavamento, trascinamento di roccia e fango con tracimazione di corsi d’acqua dei bacini idrici delle dighe e - al limite estremo - erosione e cedimento degli edifici, dei ponti, delle vie di comunicazione e delle infrastrutture.
Dove si trova
In Italia negli ultimi 80 anni si sono verificate circa 5.400 alluvioni e 11.000 frane. Tutto il territorio è soggetto potenzialmente al rischio
idrogeologico, esistono però zone ad alto e basso rischio in dipendenza di numerosi fattori. Determinante è l'attività antropica che,
soprattutto negli ultimi decenni, ha in molti casi condizionato, fino a modificare a volte in modo sostanziale, le dinamiche del paesaggio
naturale. L’attività dell’uomo, quando svolta senza adeguati criteri di sfruttamento delle risorse e un’attenta pianificazione territoriale, può
aumentare il rischio rispetto a fenomeni di dissesto già presenti o ne può addirittura indurre di nuovi, compromettendo i già delicati
equilibri in un territorio ad elevata fragilità.
Nel territorio italiano si è provveduto ad individuare e perimetrare le aree a rischio e pericolosità di frana, valanga e alluvione, fornendo
un quadro conoscitivo della maggior parte dei dissesti e delle situazioni di squilibrio presenti nei bacini idrografici italiani, differenziate per
tipologia dei fenomeni.
Quale rischio comporta
Il rischio idrogeologico è connesso a fenomeni di dissesto del territorio di varia entità come caduta massi, smottamenti del terreno, frane, allagamenti, inondazioni, valanghe che possono interessare abitati, strade, vie di comunicazione, impianti tecnologici, attività commerciali, con conseguente possibile danno alla vita delle persone, danni materiali ed economici alle infrastrutture e al patrimonio culturale e ambientale.
Cosa dice la legge
Tra le varie normative che trattano i problemi connessi alla tutela del territorio dai rischi idrogeologici ricordiamo la Legge quadro 183/89 che ha lo scopo di assicurare la difesa del suolo, il risanamento delle acque, la fruizione e la gestione del patrimonio idrico per gli usi di razionale sviluppo economico e sociale, la tutela degli aspetti ambientali ad essi connessi. Il successivo D.M. 14 febbraio 1997 approva le Direttive tecniche per l’individuazione e la perimetrazione, da parte delle regioni, delle aree a rischio idrogeologico. Il Decreto legge 180/98, convertito nella Legge 267/98 ed emanato a seguito della tragica alluvione avvenuta nel comune di Sarno in Campania, approva i Piani Straordinari predisposti dalle Autorità di Bacino. Tali Piani individuano e perimetrano le aree a rischio idrogeologico per le quali è prevista l’adozione di specifiche misure di salvaguardia. Il Decreto Legge 279/2000 infine individua interventi urgenti per le aree in cui il rischio idrogeologico è più elevato.
Chi controlla
Le Agenzie ambientali, nazionale, regionali e delle province autonome di Trento e Bolzano insieme ad altri soggetti istituzionali quali il Comando dei Carabinieri Tutela Ambiente (CCTA ex NOE), il Corpo Forestale dello Stato, le Autorità di Bacino (per quanto attiene gli aspetti pianificatori), gli Enti di Bonifica, le Regioni (soprattutto a seguito della regionalizzazione del Servizio Idrografico e Mareografico Nazionale e del Magistrato alle Acque avvenuta con il Decreto 112/98 Bassanini), le Province e i Comuni sono enti competenti per il controllo di varie attività o componenti ambientali che hanno influenza a vario livello sull’assetto del territorio e sulla sua fragilità idrogeologica. L’ARPAV, con il Centro Valanghe di Arabba del Dipartimento Provinciale di Belluno, opera per la conservazione del suolo e la difesa idrogeologica dell’ambiente montano realizzando:
- monitoraggi e studi nei campi della meteorologia alpina, della neve, delle valanghe, dell’idrologia superficiale, del trasporto solido e delle risorse idriche;
- interventi operativi nel settore della lotta all'erosione e al degrado dei suoli.
Di particolare rilevanza, inoltre, le attività svolte dalle diverse strutture di Protezione Civile, a livello nazionale, regionale, provinciale e locale, in occasione di emergenze idrogeologiche.
In tali situazioni, una complessa catena operativo-decisionale permette l’ottimizzazione delle attività di salvaguardia delle persone e delle cose. In questo contesto l’ARPAV, con il Centro Meteorologico di Teolo e il Centro Valanghe di Arabba, fornisce un’assistenza meteorologica mirata alle diverse strutture di Protezione Civile operanti in Veneto.
Prevenzione
Si previene il rischio idrogeologico attuando un’attenta politica di difesa del suolo attraverso il riassetto del territorio che tenga conto non
solo di opere e corsi d’acqua bensì dell’intero territorio del bacino idrografico di pertinenza, assumendo la priorità della manutenzione dei
corsi d’acqua di montagna, collina e pianura, delle loro pertinenze e del reticolo artificiale di pianura.
Anche la salvaguardia delle foreste e in generale la cura dell’ambiente montano (sfalcio dei prati, pulizia del sottobosco, ecc.) sono interventi in grado di prevenire le situazioni di degrado del territorio.
Tra le principali azioni per la prevenzione del rischio idrogeologico risulta fondamentale l’acquisizione delle informazioni dei vari fattori di
vulnerabilità del territorio e le diverse forme di pericolosità possibili.
La mitigazione del rischio può essere attuata, a seconda dei casi, intervenendo nei confronti della pericolosità, della vulnerabilità, o del
valore degli elementi a rischio. Sia la valutazione che la mitigazione del rischio richiedono quindi l’acquisizione di informazioni territoriali
sui caratteri geologico-ambientali e su quelli socio-economici dell’area in esame.


